Regno Unito – Mercato del lavoro in settembre

Nel mese di settembre si rileva un peggioramento del mercato del lavoro britannico. Il tasso di disoccupazione aumenta al massimo degli ultimi cinque anni, per effetto dell’ingresso nella forza-lavoro di un numero di persone (soprattutto immigrati dall’est europeo) in eccesso rispetto alla capacità di creazione di nuovi posti da parte delle aziende. Il numero di richiedenti sussidi cresce di 10.200 unità, a 962.000, massimo da dicembre 2001, contro attese per un dato invariato. Il Regno Unito ha concesso permessi di lavoro a oltre 400.000 cittadini dell’Europa dell’est dall’ampliamento dell’Ue, nel 2004.

Secondo il governatore della Bank of England, Mervyn King, l’afflusso di immigrati ha esercitato un effetto frenante sulla crescita delle retribuzioni. Nel trimestre giugno-agosto, la crescita salariale è rallentata al 4.2 per cento annuale, dal 4.4 per cento del periodo maggio-luglio. Al netto dei bonus, la crescita salariale rallenta al 3.6 per cento, minimo da agosto 2003. Secondo l’International Labour Organization, la forza lavoro britannica è cresciuta di 165.000 unità nel trimestre giugno-agosto, al nuovo record di 30.7 milioni, e di 531.000 unità nell’anno terminato ad agosto. L’occupazione è cresciuta, nello stesso periodo, di 120.000 unità, al record di 29 milioni, e la disoccupazione è cresciuta di 45.000 unità, a 1.7 milioni, il 5.5 per cento della forza-lavoro. Prosegue la riduzione della forza lavoro di fabbrica: nel trimestre giugno-agosto il calo è di 82.000 unità, e porta il totale a 3.04 milioni di occupati nel settore, il minimo dall’inizio delle rilevazioni, nel 1978.

Malgrado l’effetto di freno all’inflazione salariale, derivante dalla rapida crescita dell’offerta di lavoro, le previsioni degli analisti, le minute dell’ultima seduta della Bank of England e l’andamento dei tassi impliciti sembrano confermare un nuovo rialzo dei tassi ufficiali d’interesse il 9 novembre.

A supporto di tale visione, il dato preliminare sulla crescita del prodotto interno lordo nel terzo trimestre, pari allo 0.7 per cento, come nei tre precedenti, e contro attese per una crescita dello 0.6 per cento. Su base annua, l’incremento è del 2.8 per cento, il passo più rapido in due anni. La produzione industriale, che conta per circa il 20 per cento dell’economia, si espande dello 0.3 per cento, dopo la crescita zero del secondo trimestre, spinta dalla crescita dello 0.7 per cento nella manifattura e l’accresciuto output nell’offerta di energia. I servizi, che pesano per circa i tre quarti dell’economia, crescono dello 0.8 per cento, da 0.9 del secondo trimestre. La lieve decelerazione proviene dal settore del commercio al dettaglio, dopo la forte crescita del secondo trimestre: l’incremento delle vendite al dettaglio nel terzo trimestre è pari allo 0.8 per cento, meno della metà del trimestre precedente.

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