Stati Uniti – Stallo della produttività nel terzo trimestre

I costi del lavoro sono aumentati nel terzo trimestre, a fronte di un inatteso stallo nella crescita della produttività, circostanza che potrebbe porre a rischio lo scenario della Fed di un’attenuazione delle pressioni inflazionistiche. La produttività, una misura di quanto un dipendente produce per ogni ora, è rimasta invariata dopo il guadagno dell’1.2 per cento del secondo trimestre (peraltro inferiore alla stima originaria di più 1.6 per cento). I costi unitari del lavoro sono cresciuti al passo annualizzato di più 3.8 per cento e sono in rialzo del 5.3 per cento annuale, maggior incremento dal 1982. Le stime di consenso ipotizzavano incrementi annualizzati di produttività e costi unitari del lavoro pari rispettivamente all’1 ed al 3.4 per cento annualizzato. I compensi per ora lavorata sono aumentati del 3.7 per cento annualizzato nel terzo trimestre, contro il 6.6 per cento del secondo trimestre, mentre la produttività è rimasta invariata in quanto l’incremento annualizzato delle ore lavorate ha eguagliato la variazione del prodotto interno lordo reale, all’1.6 per cento. Tra i produttori manifatturieri la produttività è cresciuta del 5.9 per cento, dopo il più 2.7 per cento del secondo trimestre. Secondo le minute dei meeting del Fomc di agosto e settembre, gli economisti della Fed hanno ridotto la stima del livello di crescita economica che non innesca pressioni inflazionistiche, e ciò proprio a causa del rallentamento superiore alle attese della crescita della produttività, di cui si rinviene evidenza indiretta nel dato relativo alla creazione di 810.000 posti di lavoro in più rispetto alle prime stime, nell’anno terminato a marzo. Assumendo che non vi siano revisioni al rialzo della crescita, ciò equivale ad affermare che sono stati necessari più lavoratori per ottenere lo stesso output, quindi minor produttività e maggiori costi unitari del lavoro rispetto a quanto oggi ipotizzato.

Annunci