Cina – Nuovo aumento della riserva obbligatoria

Con decorrenza 15 novembre, le banche cinesi dovranno accantonare a riserve il 9 per cento dei depositi, contro l’8.5 per cento attuale, secondo quanto disposto dalla People’s Bank of China. La mossa produrrà l’effetto di ridurre la quantità di fondi disponibili per impieghi creditizi. La Cina, che ha alzato per due volte i tassi dallo scorso aprile, vuole impedire che la liquidità generata dal surplus commerciale record venga indirizzata al finanziamento di progetti d’investimento, ad evitare l’accumulazione di eccessi di capacità produttiva, dopo che il tasso d’investimento nel paese è cresciuto dal 2003 ad un passo approssimativamente triplo di quello dell’economia (circa il 25 per cento annuo), valore che il governo reputa inaccettabile per il potenziale di caduta dei profitti e di deflazione che esso implica, con conseguente destabilizzazione del sistema bancario causata dai crediti in sofferenza ed inesigibili. La nuova normativa creditizia Basilea 2, che la Cina non ha ancora recepito, prevede criteri di accantonamento prudenziale più restrittivi e differenziati per tipologia di debitore, rispetto alla normativa Basilea 1, che prevede accantonamenti pari all’8 per cento dei fondi prestati. L’incremento del coefficiente di riserva obbligatoria dovrebbe allontanare la possibilità di un ulteriore aumento dei tassi ufficiali prima della fine del 2006.

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