Cina – In calo l’inflazione ad ottobre

L’inflazione cinese è inaspettatamente rallentata in ottobre, per effetto del rallentamento dei prezzi alimentari. La variazione annuale è dell’1.4 per cento, contro attese per l’1.6 per cento. La scorsa settimana il governatore della banca centrale ha nuovamente segnalato che l’eccesso di capacità produttiva di alcuni settori sta contribuendo a contenere la dinamica dei prezzi. Dato l’attuale quadro macroeconomico del paese, il rialzo dei tassi d’interesse ufficiale appare quindi più orientato a frenare la crescita dell’investimento che a contenere i prezzi. La People’s Bank of China ha anche cercato di limitare incrementi nell’offerta di moneta: la crescita di M2 in settembre è stata pari al 16.8 per cento annuale, minor incremento da 14 mesi, dopo che la banca centrale ha venduto obbligazioni per drenare liquidità ed aumentato il coefficiente di riserva obbligatoria delle banche. L’incremento di prezzo degli alimentari, che rappresentano circa un terzo del paniere dei prezzi al consumo, è rallentato per la prima volta in quattro mesi, al 2.2 per cento annuale da 2.4 per cento di settembre, anche se all’interno di tale voce il prezzo del grano è aumentato per l’undicesimo mese, dal 3.4 al 3.7 per cento annuale, mentre per i vegetali si prevede un raccolto piuttosto abbondante. L’elevata ponderazione degli alimentari e la stabilità delle altre voci del paniere consentirà al governo di proseguire nella liberalizzazione delle tariffe di telefonia ed utilities. L’inflazione non alimentare è diminuita in ottobre all’1 per cento annuale, il passo più lento da aprile, grazie al minor incremento da due anni di acqua, elettricità ed altre utilities domestiche. Nel corso dell’ultimo biennio il governo cinese si è avvantaggiato del rallentamento dei prezzi degli alimentari per aumentare i tetti massimi ai prezzi di carburanti e utilities per meglio riflettere l’andamento dei prezzi sui mercati internazionali e migliorare l’uso delle risorse: la maggior parte delle società idriche cinesi sono in perdita, il gas naturale si vende alla metà del prezzo internazionale ed i costi dei carburanti non sono allineati con i mercati internazionali, secondo le osservazioni della Banca Mondiale.

Anche i prezzi alla produzione sono rallentati in ottobre al minimo degli ultimi sei mesi, soprattutto quelli di materie prime quali rame e zinco. La prospettiva per i prezzi dovrebbe tuttavia volgere al rialzo, a causa degli effetti della siccità nelle regioni che coltivano grano, dell’aumento dei prezzi domestici dell’energia e dell’apparente recupero dei beni intermedi dell’industria pesante.

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