Stati Uniti: rallenta il costo del lavoro nel terzo trimestre

La produttività dei lavoratori statunitensi è cresciuta nel terzo trimestre al passo più lento dell’anno, mentre i costi del lavoro sono stati  rivisti al ribasso oltre le attese, alleviando i timori che i redditi in crescita possano alimentare l’inflazione. La produttività è cresciuta al passo annualizzato dello 0.2 per cento dopo l’incremento dell’1.2 per cento del secondo trimestre mentre, sempre su base annualizzata; l’incremento della misura di costo del lavoro è stato del 2.3 per cento contro il 2.9 per cento del trimestre precedente, ed inferiore alla prima stima. Questo dato appare come una prima risposta ai timori espressi la scorsa settimana dal presidente della Fed, Bernanke, che ha affermato che l’inflazione potrebbe essere alimentata dal trasferimento dei maggiori costi del lavoro sui prezzi finali di vendita.
Le stime di consenso ipotizzavano un aumento della produttività dello 0.5 per cento annualizzato, e del 3.2 per cento per i costi unitari del lavoro. La precedente stima vedeva una variazione nulla nella crescita della produttività ed un 3.8 per cento di aumento dei costi unitari del lavoro. Su base annuale, l’incremento del costo del lavoro è del 5.3 per cento, un aumento superato per l’ultima volta nel 1982. Le spese per lavoro rappresentano circa due terzi del costo di produzione di merci e servizi, ed un loro eventuale aumento avrebbe compensato il recente calo dei prezzi delle materie prime. Il minore incremento riflette le revisioni al reddito compiute dal Dipartimento del Commercio la scorsa settimana. La nuova stima per il terzo trimestre ha mostrato salari e stipendi in crescita del 4.5 per cento annualizzato, dal precedente 4.8 per cento. La revisione ai dati del secondo trimestre è stata anche più eclatante: da aprile a giugno stipendi e salari sono cresciuti solo dello 0.7 per cento, contro una precedente stima di più 7.7 per cento ed un più 13.3 per cento nel primo trimestre. I costi unitari del lavoro sono diminuiti al passo annuale del 2.4 per cento, dalla precedente stima di più 5.4 per cento. Il marcato rallentamento nei compensi tra il primo ed il secondo trimestre suggerisce che i guadagni dei primi tre mesi dell’anno sono stati sospinti soprattutto da pagamenti dei bonus ed esercizio di stock options, il che ha ovviamente minori implicazioni inflazionistiche prospettiche, vista la non ripetibilità dei pagamenti per la parte variabile della retribuzione. 

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