Oro nero, umor grigio

Il secondo giorno consecutivo di caduta delle quotazioni del petrolio, il peggior calo negli ultimi due anni, sta ottenendo soltanto in parte gli effetti che una correzione del genere avrebbe avuto anche soltanto tre mesi fa.

Mentre la salita delle quotazioni nell’anno appena trascorso è stato indicata come un fattore negativo per il mercato azionario, che non ha impedito un discreto rally azionario nel 2006, la sua discesa sino all’importante livello di resistenza tecnica intorno ai 55.75-56$ non viene salutata con molto entusiasmo dal mercato azionario. Al contrario, ha già ottenuto un effetto notevole su quello obbligazionario.

Le motivazioni di questa divergenza sono razionali ed hanno a che fare con due fattori: salute dell’economia USA e fattori tecnici degli indici dei due mercati.

L’andamento prezzi del petrolio, i dati sull’andamento delle vendite negli USA ed il contenuto delle minute della Fed puntano tutti in una direzione: crescita in rallentamento, almeno nel breve-medio periodo. Una direzione inequivocabilmente positiva per il mercato dei bond, in fase di rally da tre giorni, aiutato anche sa un fattore tecnico non trascurabile, ossia il rimbalzo da un periodo di continuo ribasso dei prezzi ed aumento dei tassi.

Il quadro si presenta più complesso per il mercato azionario: da un lato, il calo del prezzo del petrolio avrà un effetto positivo sull’economia in generale, riflesso sull’andamento estremamente positivo di alcuni settori, in questi due giorni; d’altro canto, invece, tenderà a comprimere gli utili delle compagnie attive nel settore dell’energia, ritornate ad essere una componente di primaria importanza all’interno del mercato – la divergenza fra i maggiori indici in questi giorni si spiega con la differente presenza di azioni energetiche. Inoltre, il calo dei prezzi petroliferi sembra essere indice di una riduzione della domanda, a giudicare dai dati sulle scorte e dalla configurazione tecnica del mercato; si tratta quindi di un ulteriore freno all’ottimismo generato da minori prezzi dell’energia, almeno fino ad una conferma della capacità delle imprese americane di aumentare i proprio profitti, già a livelli record, anche in un ambiente meno propenso alla crescita.

Quello che potrà far trovare una direzione seria al mercato, quindi, sarà con tutta probabilità un evento squisitamente americano: l’inizio della “earnings season“, fra una decina di giorni.

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