Lavoro forte, mercati deboli

In poche parole: il bicchiere è mezzo vuoto.

In dicembre, ogni notizia è stata interpretata nella miglior maniera possibile, portando ad un deciso rally. In questa prima settimana di Gennaio, al contrario, gli operatori sui vari mercati sembrano aver interpretato ogni dato macroeconomico con indifferenza o in maniera negativa; ultimi di questa serie, i dati di Dicembre sul mercato del lavoro USA: migliori delle aspettative, non sono stati interpretati come segnale di forza dell’economia, ma come un aumento del rischio d’inflazione e quindi una riduzione della probabilità di taglio dei tassi da parte della FED.
Motorola, fra i primi big a fare dichiarazioni sui risultati e le prospettive per il futuro, ha dato il copo di grazia ad un mercato incerto, azzerando i guadagni settimanali del NASDAQ, unico indice maggiore rimasto in territorio positivo quest’anno. Cresce il timore per una “earnings season” deludente, colpo di grazia di un mercato che si trova liquido, ma con poche storie su cui puntare. Il calo del prezzo del greggio viene considerato l’ennesimo segno di una economia debole. Anche il tradizionale “effetto Gennaio cviene messo in discussione, da chi sostiene che il rally di Dicembre sarebbe stato un “prestito” proprio da questo periodo.

Il reddito fisso ha preso i positivi dati sul mercato del lavoro come ci si poteva attendere: malissimo. La prospettiva di un taglio dei tassi si allontana e cosi’ quella di una ripresa dei corsi obbligazionari, nonostante la fase tecnica di ipervenduto.

Il mercato del credito e’ entrato nel suo terzo giorno di debolezza consecutiva, grazie al contagio dell’azionario, all’aumento della volatitiltà sui mercati ed all’abbondanza di notizie riguardanti LBO, fattori che hanno almeno temporaneamente dominato i fattori tecnici ed il quadro macroeconomico, che hanno portato al rally dell’ultima parte dell’anno. Unica eccezioni, gli sturmenti legati ad emittenti di migliore qualità, in una sorta di “flight to quality” tutto interno al settore.

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