Goldilocks ha la febbre?

I recenti dati economici americani ed europei non hanno modificato in maniera  drammatica l’immagine macroeconomica, ma hanno sicuramente chiarito che permangono pressioni inflazionistiche, per quanto ridotte, a fronte di una espansione economica moderata ma tuttora presente.

La prima considerazione: l’atteso taglio dei tassi da parte della Fed si fa sempre più lontano nel tempo. I principali perdenti sono stati il mercato obbligazionario governativo e le Borse europee, mentre le Borse USA sono rimaste marginalmente positive fino ad un Beige Book che nota un aumento delle retribuzioni, con ulteriori effetti inflazionistici.

I dati macroeconomici hanno provocato la reazione attesa e razionale su di un mercato obbligazionario partito in tono moderatamente positivo ed in ripresa dal crollo della scorsa settimana: fine del mini-rally e rientro nei ranghi di una tendenza negativa che sembra aver ancora strada da percorrere. Una ripresa manifatturiera, unita ad un calo dei prezzi alla produzione, nulla serve ai detentori di obbligazioni governative tedesche o americane, preoccupati soltanto di inflaizone e politiche monetarie.

Le Borse europee hanno reagito molto peggio di quelle americane agli ultimi dati: queste ultime oscillano intorno alla parità, mentre l’Europa ha subìto un deciso calo, culminato con la perdita superiore all’1% di Milano. Da un lato, è mancato parte del supporto dato da risultati aziendali e dati sulla produzione: mentre un mancato calo dei tassi avrà indubbiamente effetti globali, l’aumentata produzione americana è almeno parzialmente ottenuta grazie ad un dolaro debole che non avvantaggia l’industria europea. Soprattutto, pesano fattori tecnici: le Borse europee hanno corso troppo, almeno nel breve periodo, anche rispetto a quelle USA.

Storia completamente diversa per le obbligazioni societarie e per i derivati di credito: ampia liquidità e stabilità del quadro hanno portato ad un vero e proprio rally d’inizio anno, portando un mercato relativamente giovane ai suoi massimi storici (. La sensazione è che la mutazione del credito, da esclusiva riserva delle banche a rischio che può essere scambiato sul mercato, non abbia del tutto eliminato la tendenza alla prociclicità del credito stesso.  Vedremo se questoottimismo sopravviverà al Beige Book ed al proseguimento della earnings season.

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