Giappone – Flirtando con la deflazione

L’inflazione giapponese è inaspettatamente rallentata in dicembre per effetto del calo dei prezzi petroliferi, riducendo le prospettive di aumento dei tassi al prossimo meeting della banca centrale, il mese prossimo. I prezzi al consumo core, che escludono gli alimentari freschi, sono cresciuti dello 0.1 per cento su base annua, meno dello 0.2 per cento previsto e dello 0.2 per cento registrato in novembre.

 La scorsa settimana il board della Bank of Japan ha votato 6-3 per mantenere  invariato il tasso chiave della politica monetaria allo 0.25 per cento, ed il governatore Fukui ha affermato che occorre esaminare in profondità prezzi e spesa dei consumatori.

I prezzi al consumo core a Tokyo sono cresciuti in gennaio dello 0.2 per cento annuo, stesso passo di dicembre, ed in linea con le attese.

 

Utilizzando la definizione “occidentale” di prezzi core, cioè al netto di alimentari ed energia, i prezzi nazionali sono diminuiti in dicembre dello 0.3 per cento, dopo il meno 0.2 per cento di novembre.

 

La riduzione dei prezzi petroliferi sta rallentando la crescita dei prezzi al consumo ed alla produzione: questi ultimi sono cresciuti in dicembre del 2.5 per cento annuale, minor incremento in un anno. Tra governo e banca centrale resta una robusta dialettica su tempi ed entità del rialzo dei tassi ufficiali d’interesse. Il governatore Fukui ha detto, lo scorso 18 gennaio, che la riduzione dei prezzi core indotta da petrolio più a buon mercato non ridurrà le probabilità di rialzo dei tassi, poiché i minori costi dell’energia potranno stimolare l’economia. Per contro, il ministro delle Politiche economiche e fiscali, Hiroko Ota, ha detto che la deflazione persiste.

 I prezzi al netto di carburanti e fattori una-tantum, inclusi i tagli nelle tariffe di telefonia cellulare (definiti prezzi core-core), sono diminuiti in dicembre dello 0.2 per cento, contro il meno 0.1 per cento di novembre.

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