Telecom, dolori per Pirelli, gioie per il governo

Dopo la presentazione del nuovo piano industriale di Telecom Italia, non sappiamo come finirà la sfida per rilanciare la crescita del gruppo di telecomunicazioni, ma già sembra di intravedere un perdente, almeno in termini relativi: la Pirelli di Marco Tronchetti Provera, mentre le strategie di Telecom rendono meno resistibile un’ipotesi di ri-nazionalizzazione dell’infrastruttura di rete fissa.


La radice del dilemma di Telecom Italia è conosciuto e condiviso con gli altri ex monopolisti della telefonia: la pessima prospettiva industriale per la telefonia fissa tradizionale. La scelta di puntare ulteriormente sul mobile, sui mercati emergenti e sulla banda larga rimane di fatto una strada obbligata, come ribadiscono anche i dati del recente bilancio, ma non garantisce certo un’uscita dalle secche, sebbene TI dia l’impressione di difendersi meglio di France Telecom e Deutsche Telekom, almeno dal punto di vista industriale; l’indebitamento più elevato dei concorrenti, tuttavia, complica la situazione sul versante della flessibilità finanziaria per gli investimenti.

La soluzione prevista da Guido Rossi affronta entrambi i problemi: dal punto di vista industriale, un aumento dell’impegno per l’espansione in Brasile ed Argentina, nonché nella banda larga in Europa, anche grazie ad accordi industriali con altri operatori europei, come FT e DT; dal punto di vista finanziario, stabilità del dividendo a breve e riduzione (almeno in proporzione agli utili) nel futuro, in modo da ridurre le uscite monetarie e continuare la riduzione del debito, sebbene in maniera meno aggressiva rispetto alle attese.

Al di là dei meriti del piano, risulta indubbio l’indebolimento della posizione di Pirelli: Olimpia, cassaforte del 18% di Telecom, dovrà accontentarsi di un dividendo ridotto. La prospettiva di accordi industriali, poi, frustra la strategia di Pirelli, che prevedeva la cessione di quote della stessa Olimpia a Telefonica quale dazio da pagare, in cambio di un’alleanza.

L’indebolimento di Pirelli avvantaggia i piani dell’altro major player nella tenzone: il Governo Prodi, che vede probabilmente aumentare il proprio ruolo, tramite l’influenza nella doppia partita italo-spagnola, fra Enel ed Endesa, fra Telecom Italia e Telefonica; al di là dei liberismi di facciata, entrambi i governi sono socialisti e con notevoli nostalgie interventiste. L’enfasi di Rossi sulla crescita all’estero e le fosche previsioni per il business della linea fissa tradizionale in Italia, infine, potrebbero forse segnalare una minore resistenza a nuove ipotesi di scorporo e rinazionalizzazione della rete fissa ?

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