Cina – Surplus commerciale senza freni

Il surplus commerciale cinese è stato in febbraio tre volte le attese, circostanza che sembra destinata a rafforzare la richiesta dei legislatori statunitensi per un più rapido apprezzamento dello yuan.

L’avanzo commerciale si è allargato nel mese a 23.76 miliardi, il secondo di tutti i tempi su base mensile, da 2.5 miliardi di un anno fa, e contro stime per un dato di 7.3 miliardi. Il governatore della banca centrale, Zhou Xiaochuan, si è oggi impegnato ad accelerare l’evoluzione del sistema finanziario verso il mercato, riecheggiando le raccomandazioni del Segretario al Tesoro statunitense Paulson. Tale evoluzione potrebbe essere preparatoria ad un cambio dello yuan più flessibile.

Dallo scorso luglio, dopo l’abbandono del cambio fisso, la divisa cinese ha guadagnato circa il 6.8 per cento sul dollaro, ed i suoi movimenti giornalieri sono attualmente limitati allo 0.3 per cento nei due sensi rispetto al cambio di riferimento del giorno precedente.
L’export è balzato del 52 per cento, maggior incremento dal 1995, mentre l’import è cresciuto del 13 per cento. Per i primi due mesi del 2007 il surplus è a 39.6 miliardi di dollari, più del triplo dello stesso periodo dello scorso anno. L’incremento del surplus in febbraio si è verificato pur in presenza di una riduzione dei giorni lavorativi causata della festività del nuovo anno lunare, da qui l’esigenza di analizzare il dato su base bimestrale. Secondo alcuni analisti, il dato potrebbe essere stato inquinato dall’afflusso di denaro per finalità finanziarie, occultato nelle transazioni delle società commerciali.

Il Congresso statunitense ha istituito due meccanismi contro l’import asiatico. Il primo consentirebbe alle aziende di richiedere sanzioni contro i paesi che manipolano la propria divisa. La seconda, bipartisan, imporrebbe tariffe ad alcune importazioni dalla Cina per compensare i sussidi che il governo di Pechino eroga ad alcune proprie industrie. L’ampiezza di questo surplus potrebbe essere utilizzata come argomentazione decisiva per applicare misure ritorsive all’import cinese. Nel frattempo, il governo cinese sta lavorando per ridurre i sussidi all’export e tariffe all’import, dopo aver tagliato lo scorso anno quelli ad acciaio e tessile.

In febbraio, il surplus cinese con gli Stati Uniti è stato di 12.2 miliardi di dollari ed 11.8 miliardi con l’Ue. La grande liquidità prodotta dal surplus commerciale può stimolare un eccesso di investimento, rendendo l’economia vulnerabile ad un rallentamento della domanda, in termini di deflazione e destabilizzazione del sistema creditizio. Lo scorso anno la Cina ha iniziato a chiudere gli impianti inefficienti, ed ha imposto restrizioni amministrative all’investimento in 11 settori, tra cui acciaio, carbone, cemento ed alluminio. L’imponente afflusso di liquidità si è poi in parte scaricato sulla borsa, gonfiandone le quotazioni, in quella che appare come una più che probabile bolla, confermata dal recente crollo delle quotazioni a Shanghai.

Per contrastare l’eccesso di liquidità ed il surriscaldamento dell’attività economica, la banca centrale cinese ha disposto, per la quinta volta in otto mesi, l’aumento della riserva obbligatoria, cioè dei fondi accantonati a fronte di prestiti concessi dal sistema creditizio.   

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