Cina – Inflazione in ripresa a febbraio

L’inflazione cinese ha accelerato in febbraio, aggiungendo pressione alla banca centrale per alzare i tassi d’interesse. L’indice tendenziale è passato dal 2.2 per cento di gennaio al 2.7 per cento del mese scorso, lievemente inferiore alla stima di consenso, posta al 2.8 per cento. Si rafforzano dunque i timori che l’eccesso di liquidità generato dal surplus commerciale, non sterilizzato, possa scaricarsi sui prezzi al consumo.

Tra le componenti dell’indice i prezzi degli alimentari, che pesano per circa un terzo, sono cresciuti del 6 per cento annuale. L’incremento è da ricondurre anche alla riduzione della superficie di terra coltivata, che tende a eccedere i recuperi di produttività agricola, ed alla spinta della domanda di una popolazione il cui reddito sta aumentando. L’incremento dei prezzi degli alimentari aumenta i timori di disordini sociali in un paese dove il reddito medio della popolazione rurale equivale a 463 dollari annui.

La banca centrale immetterà 5 miliardi di yuan in cooperative creditizie nelle regioni a maggior produzione di grano per spingere la concessione di prestiti agli agricoltori. Il governo ha anche venduto oltre un milione di tonnellate di grano negli ultimi giorni, per calmierarne il prezzo. L’economia cinese è cresciuta lo scorso anno del 10.7 per cento, miglior risultato dal 1995.

Ieri, la banca centrale ha comunicato che l’offerta di moneta è cresciuta in febbraio del 17.8 per cento, il passo più rapido degli ultimi sei mesi. L’inflazione al consumo cinese appare quindi il risultato di penuria relativa nella disponibilità di alimentari e di un eccesso di liquidità, derivante dal forte surplus commerciale, oltre che dall’afflusso di hot money in cerca di opportunità di investimento, anche speculativo. L’apprezzamento dello yuan sarebbe funzionale a gestire questo sbilancio multiplo.

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