Stati Uniti – Manifattura in rallentamento, prezzi ancora sostenuti in febbraio

La manifattura nella regione di Philadelphia è rimasta pressoché ferma per il secondo mese consecutivo, soprattutto per effetto della riduzione di scorte di prodotti invenduti da parte delle aziende. L’indice della Fed di Philadelphia è passato in marzo a 0.2 da 0.6 di febbraio, e contro una media di 8.1 per lo scorso anno ed attese poste a 3.7. La flessione dell’indice è ulteriore evidenza del pedaggio che l’economia statunitense sta pagando alla recessione nel settore immobiliare ed automobilistico.

Parallelamente, un altro indice manifatturiero, quello Empire della Fed di New York ha mostrato che la manifattura di New York si è espansa al passo più lento da maggio 2005. Finora, quindi, i dati macroeconomici confermano la visione del presidente della Fed, Bernanke, che ritiene che il decumulo di scorte in eccesso da parte delle aziende potrà esercitare una “modesta restrizione” sulla produzione nella prima fase dell’anno.

Tra le componenti dell’indice di Philadelphia, quella riferita alle scorte è scesa a meno 3.7, minimo da maggio, da meno 1.9 del mese scorso. Ieri, il Department of Labor ha pubblicato l’indice dei prezzi alla produzione di febbraio, cresciuti nel mese dell’1.3 per cento, il massimo degli ultimi tre mesi, guidati da energia, alimentari e tabacco.
L’indice dei prezzi pagati nel Philadelphia Fed Index è cresciuto a 21.8 da 15.8, mentre quello dei prezzi ricevuti è anch’esso cresciuto, a 16.3 da 9.4. L’indice dei nuovi ordini è cresciuto a 1.9 da meno 0.5, quello delle consegne è aumentato da 1.7 a 6.8. Giova ricordare che l’indice complessivo non è composto dai sottoindici. Le aspettative per il prossimo mese sono diminuite da 20.3 a 17.4.

L’indice Empire della Fed di New York, come detto, ha mostrato in marzo una flessione al livello di 1.9 da 24.4. in febbraio e contro attese per un livello di 17.5.

I prezzi pagati dai consumatori statunitensi sono cresciuti in febbraio dello 0.4 per cento complessivo, sulla spinta di rincari relativi a carburanti, alimentari e cure mediche. L’incremento segue il più 0.2 per cento di gennaio, ed è superiore alla stima di consenso di 0.3 per cento. I prezzi core, al netto di alimentari ed energia, sono cresciuti dello 0.2 per cento mensile, in linea con le attese, e del 2.7 per cento annuale, in linea con il tendenziale di gennaio. Il mese di febbraio più freddo degli ultimi 12 anni ha spinto le spese per energia, cresciute dello 0.9 per cento annuale. I costi per abitazione, che pesano per circa un terzo dell’indice ed includono alcuni costi per l’energia, sono cresciuti dello 0.4 per cento. La voce di affitto figurativo per i proprietari immobiliari, che rappresenta circa il 30 per cento dell’indice core, è cresciuta dello 0.3 per cento. Altre misure che hanno spinto i costi includono le cure mediche, cresciute dello 0.5 per cento, ed abbigliamento, cresciuto in pari misura. I prezzi degli alimentari, che pesano per circa un quinto dell’indice, sono aumentati dello 0.8 per cento, sulla spinta dell’incremento del 5.7 per cento nella frutta fresca, il maggiore dal 1988, verosimilmente legato alle condizioni meteo.

L’accresciuta domanda di etanolo sta poi spingendo i prezzi di frumento e cereali, e potrebbe presto mettere pressione ai prezzi di pane, paste alimentari e carne. Vi sono già evidenze aneddotiche di forti rialzi dei prezzi del pollame, per compensare il maggior costo dei mangimi.

L’incremento dei prezzi sta danneggiando il potere d’acquisto dei lavoratori, come mostra il dato sui salari orari reali, in calo a febbraio per il secondo mese consecutivo, dello 0.3 per cento. Il guadagno reale su base annua è stato in febbraio dell’1.8 per cento, contro il 2.2 per cento di gennaio. La riduzione delle temperature in febbraio è poi verosimilmente alla base del rimbalzo del dato di produzione industriale, cresciuta nel mese di ben l’1 per cento, contro attese di più 0.3 per cento. Al netto del forte incremento di attività delle utilities, legato al riscaldamento, la produzione manifatturiera è cresciuta di un più moderato 0.4 per cento. E la ripresa dei prezzi di carburanti e combustibili, oltre alla peggior correzione del mercato azionario da più di quattro anni ed ai sempre più diffusi timori sul mercato immobiliare, hanno pesato sulla fiducia dei consumatori, con l’indice di fiducia elaborato dall’Università del Michigan in calo in marzo al livello di 88.8 da 91.3. In calo anche i sottoindici riferiti a condizioni correnti ed attese, quest’ultimo al livello minimo degli ultimi sei mesi. Le attese di inflazione annuale tra un anno restano ferme al 3 per cento.

Decelerazione della congiuntura e vischiosità dei prezzi, ancora su livelli piuttosto elevati, sintetizzano il quadro delle difficoltà attuali e dei rischi prospettici dell’economia statunitense. 

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