Obbligazioni ad alto rendimento: il ritorno della volatilità

Dopo quindici giorni sulle montagne russe in balia dei capricci dei mercati azionari, sembra esser tornata una certa tranquillità sul mercato delle obbligazioni ad alto rendimento: superata senza particolari sussulti la scadenza per il “roll” dell’indice sintetico rappresentativo del comparto, lo spread sui junk bond è rimasto ancorato intorno quota 215 punti base, “come un uovo sodo, che non va ne su ne giù”.
Nonostante la fase di calma apparente, il nervosismo degli operatori è piuttosto tangibile e le prossime settimane saranno fondamentali per comprendere con maggiore chiarezza le prospettive di questo comparto.
Pur in un panorama caratterizzato da molta incertezza, alcune considerazioni risultano comunque abbastanza chiare e possono costituire importanti spunti di riflessione.

Innanzitutto il mese di marzo ha visto il ritorno in grande stile della volatilità sui mercati mondiali: la grande assente degli ultimi anni si candida invece a riappropriarsi di un ruolo centrale nelle dinamiche che guideranno i movimenti degli spread nel prossimo futuro.

Anche per questo motivo è lecito immaginare che le dinamiche dei prezzi sul secondario diverranno sempre meno “omogenee” e di converso assisteremo ad una graduale differenziazione nelle performance dei singoli nomi.
Come è naturale che accada, all’aumentare del rischio idiosincratico farà seguito una maggiore selettività nella scelta del posizionamento sugli strumenti di debito dei diversi emittenti.
 In questo contesto torna ad esser centrale il concetto di diversificazione, pilastro imprescindibile nella costruzione di qualunque portafoglio caratterizzato da una pronunciata esposizione al rischio di credito.
Con tassi di default in prospettica ri-salita dagli attuali valori minimi, la prima e più efficace arma per proteggersi contro il riemergere del rischio idiosincratico rimane infatti quello che ruota intorno alla diversificazione e alla parcellizzazione del rischio di credito come primo ed essenziale passaggio alla ricerca di un efficiente posizionamento sulla frontiera rischio-rendimento.

Ovviamente anche le considerazioni di carattere fondamentale tornano d’attualità dopo un lungo periodo dove gli aspetti meramente tecnici sono stati molto spesso centrali. Guardando allo stato di salute dei bilanci e alla solidità della posizione finanziaria sono ancora i soliti nomi noti a segnalarsi come strumenti interessanti per una navigazione senza rischi eccessivi nelle acque agitate dei Junk Bond: mentre ad esempio sui bond di Seat e di Fiat l’atteggiamento degli operatori rimane improntato all’ottimismo, qualche cautela in più va segnalata sulla maxi emissione obbligazionaria di Wind. Non è ancora del tutto chiaro infatti quale potrà essere l’impatto dei provvedimenti riguardo l’abolizione del costo di ricarica sulla redditività del terzo operatore di telefonia mobile italiano.

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