Area Euro – Ripartono le vendite al dettaglio. Ma non in Italia

Le vendite al dettaglio dell’Eurozona sono cresciute in marzo per la prima volta in tre mesi, grazie alla spesa dei consumatori tedeschi, che sembra aver riassorbito l’aumento delle imposte indirette di inizio anno. L’indice Bloomberg dei direttori acquisti delle imprese operanti nel commercio al dettaglio si è portato al livello di 53.4, da 49.8 di febbraio, tornando così sopra la soglia di stazionarietà di 50.

Dopo un andamento dimesso delle vendite al dettaglio tedesche nei primi due mesi dell’anno, causato dall’aumento di tre punti percentuali dell’Iva, l’ulteriore ripresa del mercato del lavoro (con la disoccupazione tedesca che in marzo ha toccato il minimo da sei anni, al 9.2 per cento) ha ripreso a stimolare i consumi. L’indice tedesco è cresciuto da 45 a 52.8, ma le cose sono andate bene anche in Francia, il cui indice ha toccato il nuovo massimo da otto mesi, a 56.8 da 54.7. Diversa situazione in Italia, con l’indice che ha subito una flessione per la prima volta negli ultimi tre mesi, passando da 50.4 a 49.6.

L’occupazione nel settore retail europeo è cresciuta per la prima volta negli ultimi tre mesi, secondo il rapporto, mentre i margini di profitto sono diminuiti della minor misura dall’inizio delle rilevazioni, nel 2004. I dettaglianti stanno anche divenendo più ottimisti riguardo il livello di attività nei prossimi mesi, con l’indice delle vendite attese in aumento da 59.6 a 63. Significativamente, l’ottimismo in questa categoria è massimo in Francia e minimo in Italia. I dettaglianti italiani sono inoltre stati costretti, nel mese di marzo, a sostenere le vendite attraverso aumenti di sconto alla clientela, con conseguenti pressioni sui margini di profitto, come segnalato da più del 20 per cento di chi ha risposto alla survey, contro il 14 per cento di chi ha riportato un aumento dei margini.

Il dato italiano conferma la debolezza della spesa dei consumatori, che ha contribuito solo per lo 0.1 per cento all’incremento trimestrale del pil dell’1.1 per cento del quarto trimestre 2006. La restrizione fiscale attuata dal governo italiano con l’ultima legge Finanziaria sta deprimendo i consumi, e la crescita del paese appare dipendente dallo sviluppo delle esportazioni. Un modello di crescita sbilanciato e fragile.

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