Giappone – I consumatori si riprendono?

La spesa delle famiglie giapponesi è cresciuta in febbraio del doppio rispetto alle previsioni degli analisti, mentre la produzione industriale è scesa meno delle attese. La spesa ha mostrato un incremento dell’1.3 per cento, contro stime dello 0.6 per cento, mentre la produzione ha registrato una flessione contenuta nello 0.2 per cento, contro previsioni di meno 0.7 per cento. Un rapporto separato ha evidenziato che la disoccupazione ha retto al 4  per cento, minimo degli ultimi otto anni, pur con lieve flessione del rapporto tra impieghi disponibili e richiedenti (da 1.06 a 1.05), suggerendo che le compagnie sono ancora sufficientemente fiduciose da continuare ad assumere.

La ripresa di iniziativa da parte del consumatore giapponese è attesa per contrastare il rallentamento di produzione ed export indotto dall’andamento meno brillante dell’economia statunitense. Una tendenza che potrebbe mettere a rischio la ripresa dei consumi è quella relativa all’andamento dei prezzi al consumo, che in febbraio sono tornati a diminuire su base annuale per la prima volta dopo dieci mesi. Ora l’attesa si è spostata alla pubblicazione del Tankan, il 2 aprile, che fornirà indicazioni sulla propensione delle imprese ad investire.

Il miglioramento nella spesa delle famiglie si è manifestato pur in presenza di una contrazione dei salari, calati in febbraio dello 0.7 per cento su base annuale, da meno 1.2 per cento di gennaio, straordinari e bonus inclusi. La accelerazione della spesa, in questo contesto, potrebbe essere letta come coerente con le ipotesi della teoria del ciclo vitale, che prevede un aumento dei consumi per i pensionati.

Dal versante dei prezzi, quelli al netto degli alimentari freschi sono calati in febbraio dello 0.1 per cento annuale su base nazionale, soprattutto per effetto della riduzione, lo scorso mese, dei prezzi dell’energia, oltre che di nuovi tagli ai listini delle tariffe di telefonia mobile praticati da Softbank. La Bank of Japan dovrebbe rivedere al ribasso la propria stima dei prezzi al consumo core per il prossimo anno fiscale, da più 0.5 per cento a zero.

Annunci