Cina – Verso la guerra commerciale con gli Stati Uniti

Il surplus commerciale cinese è quasi raddoppiato nel primo trimestre di quest’anno, circostanza destinata a pesare nella decisione degli Stati Uniti di presentare una formale contestazione contro la Cina davanti alla WTO. Il surplus si è ampliato a 46.4 miliardi di dollari, da 23.3 miliardi dell’anno precedente, anche se in marzo l’avanzo è stato di soli 6.87 miliardi di dollari, inferiore alle attese, poste a 20 miliardi di dollari.

Gli Stati Uniti hanno annunciato ieri la decisione di presentare due distinte contestazioni contro la Cina per mancata repressione delle violazioni del diritto d’autore, solo dieci giorni dopo aver imposto dazi contro le importazioni dalla Cina di cartoni. Gli attriti commerciali sono quindi destinati ad inasprirsi, dopo che la Cina non è riuscita a ridurre significativamente l’enorme avanzo bilaterale con gli Stati Uniti. Lo scorso anno, un surplus commerciale record di 177.5 miliardi di dollari ha contribuito ad alimentare una crescita esplosiva del prodotto interno lordo cinese, pari al 10.7 per cento, il miglior risultato dal 1995, per nulla intaccato dall’apprezzamento dello yuan sul dollaro, pari al 7.1 per cento da quando è stato rimosso il cambio fisso contro dollaro, nel luglio 2005.

Il surplus cinese di marzo, inferiore del 38 per cento rispetto allo stesso mese del 2006, ed il minore degli ultimi 13 mesi, è stato determinato dall’anticipazione delle consegne all’estero da parte delle aziende cinesi, nei mesi di gennaio e febbraio, in anticipazione dell’entrata a regime delle misure del governo cinese per rallentare l’export.

Il ministro cinese del commercio estero ha affermato che il ricorso alla WTO da parte degli Stati Uniti è destinato a “danneggiare seriamente” le relazioni commerciali tra i due paesi, dopo aver definito “inaccettabili” le tariffe sui cartoni.

Oltre ad alimentare le tensioni commerciali, il surplus cinese con gli Stati Uniti ha pompato liquidità nell’economia cinese, alimentando inflazione, bolle speculative ed eccesso di investimenti in manifattura, che rischiano di essere pericolosi in ipotesi di rallentamento. Per contenere l’espansione tumultuosa del credito, le autorità cinesi hanno disposto, giorni addietro, il sesto rialzo consecutivo in meno di un anno del coefficiente di riserva obbligatoria, cioè dei fondi che le banche devono accantonare a fronte dei prestiti erogati alla clientela, giunto ora al 10.5 per cento.

L’Associazione cinese delle fibre chimiche stima che il settore perderà quest’anno 8.8 miliardi di yuan di esportazioni in ipotesi di rivalutazione della valuta cinese del 5 per cento contro dollaro. Da inizio anno, tale rivalutazione è stata dell’1 per cento.

Attualmente, allo yuan è consentito un movimento giornaliero dello 0.3 per cento contro il dollaro. Le autorità cinesi hanno annunciato per il mese prossimo l’attenuazione delle restrizioni sull’import di prodotti quali acciaio, plastica e macchinari.

Da una guerra commerciale conclamata tra Stati Uniti e Cina un sicuro perdente appare il dollaro, data l’entità dei deficit gemelli (fiscale e commerciale), degli Stati Uniti.

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