Stati Uniti – La Fed ci ripensa?

I policy makers della Federal Reserve, rimettendo in discussione le proprie previsioni sul ridimensionamento dell’inflazione, hanno ravvivato le prospettive di nuovi rialzi dei tassi d’interesse. Le minute del meeting del Federal Open Market Committee, pubblicate ieri, hanno infatti mostrato che i membri della Fed giudicano che la restrizione del credito può “mostrarsi necessaria”. Queste parole, simili al linguaggio usato dalla banca centrale dallo scorso agosto, erano assenti dalla dichiarazione riferita al meeting del 31 gennaio, pubblicata lo scorso 21 marzo. Ciò aveva indotto alcuni economisti a prevedere un imminente taglio dei tassi. Le minute di ieri non si sono riferite a “minori costi d’indebitamento” ed hanno affermato che il rischio che l’inflazione non rallentasse come nelle previsioni della Fed è aumentato.

La Fed si trova quindi nella spiacevole condizione di un’economia in rallentamento, con segni di debolezza economica ora diffusi anche ad aree quali l’investimento aziendale, ma che coesistono ad un’inflazione cocciutamente elevata, come dimostra il massimo da cinque mesi toccato in febbraio dall’indice core della spesa per consumi personali, la misura preferita d’inflazione monitorata dalla Fed, giunto al 2.4 per cento tendenziale. Ieri il presidente della Fed di Richmond, Jeffrey Lacker, è stato il terzo membro del FOMC questa settimana a mantenere la prospettiva di rialzi dei tassi, dopo il governatore della Fed, Frederic Mishkin e Richard Fisher (Fed di Dallas). Anche il presidente della Fed di Chicago, Michael Moskow, ha ribadito ieri che l’inflazione “è troppo alta”, ed eccede il rischio di una crescita più lenta. 

Il prezzo medio al dettaglio di un gallone di benzina senza piombo ha toccato il 10 aprile i 2.82 dollari al barile, massimo da sette mesi ed in rialzo del 30 per cento dal minimo di quest’anno, toccato il 24 gennaio a 2.15 dollari al gallone. Ma anche gli ultimi dati sull’inflazione core sono risultati maggiori delle attese, “ed appare difficile discernere se l’apparente trend ribassista nell’inflazione core durante gli ultimi trimestri stia proseguendo”, affermano le minute della Fed. “Anche i recenti aumenti di prezzo per l’import di energia e di alcuni articoli non energetici potrebbero spingere l’inflazione nel breve periodo”.

Malgrado questa situazione, la Fed prevede “un graduale declino nell’inflazione core nel corso del prossimo anno o due, alimentato da stabili aspettative d’inflazione, una probabile decelerazione nei costi dell’abitazione, ed una lieve riduzione nella pressione dei costi delle risorse”.
Riguardo il mercato del lavoro, “la possibilità che i costi del lavoro possano aumentare più rapidamente è vista come un rischio per l’inflazione”, secondo la Fed. Dopo la pubblicazione delle minute, gli investitori hanno ridotto le proprie attese per un taglio dei tassi ufficiali. Ieri, i trader vedevano circa il 27 per cento di probabilità che la Fed possa tagliare il proprio tasso-chiave in agosto, contro il 92 per cento previsto il 21 marzo, dopo l’ultima pubblicazione delle minute. 

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