Bel Rally – ed ora?

Proviamo a distrarci dal caso Telecom e ad osservare il quadro generale. Ieri gli indici azionari americani ed europei S&P 500 ed Eurostoxx hanno superato i record del Febbraio scorso. Siamo alla vigilia di un’altra correzione, oppure all’inizio di una salita verso nuove altezze? Come è avvenuto anche troppo spesso in questo periodo, i fattori tecnici sono decisamente positivi, mentre il quadro fondamentale sembra differenziato fra le due sponde dell’Atlantico: cautamente positivo  per l’Europa, più bilanciato per gli USA.

Quello che sembra ben chiaro, invece, è la sorte del mercato obbligazionario: come ne avevamo già scritto, quasi ogni possibile risultato economico nel breve termine sembra risultare in un bagno di sangue per i titoli di Stato. I mercati azionari possono consolarsi con i risultati aziendali, quelli obbligazionari governativi non vedono altro che inflazione e tassi in salita.

Dal punto di vista tecnico, sostengono il rally l’ampia liquidità e le ottime stime sulla stagione dei risultati aziendali: il rapporto fra stime sugli utili e prezzi è intorno a 15 per gli USA, livello storicamente ridotto e la liquidità da investire sembra ancora abbondante. Perché fermarsi qui?

La parola chiave risulta essere “stime”: negli USA, una sorpresa negativa sugli utili aziendali porterebbe inevitabilmente ad una correzione, dato che il rapporto fra utili effettivamente realizzati e prezzi si aggira intorno a 18. Si aggiungano i timori sul mercato immobiliare, che sembra aver evitato la catastrofe, ma continua ad essere decisamente depresso, i rischi che dai risultati delle istituzioni finanziarie medio-piccole emergano i primi segni di problemi sugli investimenti sempre più rischiosi a caccia del “carry trade” e dati macroeconomici americani in più di un senso ambigui.

Altro fattore in bilico è l’influenza dell’M&A, delle operazioni di finanza straordinaria: al momento banche e fondi offrono credito a condizioni eccezionalmente vantaggiose per operazioni di fusione finanziate a debito e buyout da parte di fondi di private equity; uno degli effetti collaterali è la riduzione del flottante dei mercati azionari, sostituendo capitale proprio con debito e quindi spingendo al rialzo i corsi. Questo trend è arrivato all’apice con l’acquisizione di Sallie Mae proprio ieri, da parte di due banche ed un consorzio di private equity; siamo all’inizio della fine? Al momento, il mercato del credito sembra esuberante quanto non mai e torna a scontare un futuro quasi senza fallimenti per i prossimi cinque anni, una visione quantomai ottimistica – forse troppo.

Più rosea la situazione in Europa, dove ad una discreta situazione microeconomica si aggiungono buoni dati macroeconomici, forieri forse di rischi inflazionistici, ma certamente di buon auspicio per le Borse.

Al momento, in sintesi, il segmento cruciale della catena di trasmissione e diversificazione del rischio finanziario è quello dei “leveraged loans”, ossia dei prodotti dove vengono reimpacchettati i prestiti concessi per operazioni e mercati rischiosi.

Se il settore rimane tranquillo, esisterà sempre sufficiente liquidità per sostenere perdite ed attendere tempi migliori, incassando interessi nel frattempo. Se la domanda per tali prodotti comincia a calare, il resto del subirà una brusca correzione. Purtroppo, si tratta anche di uno dei settori meno trasparenti dell’intero mercato.

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