Cina – Troppa crescita, borse nervose

L’economia cinese è cresciuta, nel primo trimestre di quest’anno, al passo superiore alle attese dell’11.1 per cento annuo, spinta dall’export, che ha infiammato le tensioni commerciali ed aumentato i rischi di surriscaldamento. La crescita ha accelerato rispetto al 10.4 per cento del trimestre precedente, ed ha battuto le stime di consenso, poste anch’esse al 10.4 per cento.

Oggi, la China Banking Regulatory Commission ha ammonito che l’esplosione del surplus commerciale, giunto a 46.4 miliardi di dollari nel primo trimestre, può causare un rimbalzo dei crediti bancari in sofferenza. L’annuncio del dato sul prodotto interno lordo è stato rinviato di cinque ore, ed è avvenuto dopo la chiusura della borsa di Shanghai, circostanza che ha contribuito ad alimentare il nervosismo delle contrattazioni, chiuse con un ribasso dell’indice Composite del 4.5 per cento, che ha trainato una nuova, marcata correzione delle borse asiatiche.

Altro dato che ha innervosito i mercati è quello relativo ai prezzi, saliti in marzo del 3.3 per cento annuale, e che hanno quindi superato il target del 3 per cento stabilito dalla banca centrale cinese, facendo segnare il più alto tasso d’inflazione da oltre due anni.

Nel primo trimestre l’investimento delle aree urbane in fabbriche e immobiliare è balzato de 25.3 per cento sullo stesso periodo dell’anno precedente, contro il 24.6 per cento dell’intero 2006. L’ufficio cinese di statistica ha definito “irrazionale” la struttura economica cinese.

Nel primo trimestre di quest’anno le riserve valutarie cinesi sono aumentate di 45 miliardi di dollari al mese, portando il totale a 1200 miliardi di dollari, il doppio dell’incremento medio mensile dell’ultimo triennio. Un movimento in parte spiegabile, oltre che dai flussi commerciali, anche dal rimpatrio del ricavato delle offerte pubbliche di collocamento in borsa da parte delle aziende cinesi, e della chiusura di posizioni valutarie sull’estero da parte delle banche, segno indiretto che le attese di rivalutazione dello yuan sono aumentate significativamente negli  ultimi mesi.

L’esplosione delle esportazioni fornisce liquidità per il mercato azionario, gli investimenti industriali e la speculazione immobiliare. Gli investitori privati stanno aprendo conti di trading azionario in quella che appare una vera e propria frenesia: solo la settimana scorsa sono stati accesi ben un milione di tali conti, riporta oggi il Financial Times.

Nel frattempo, non si placano i timori che l’eccesso di investimento conduca all’accumulazione di sovracapacità produttiva, con conseguenti rischi deflazionistici e creditizi: lo scorso anno, la capacità produttiva di acciaio del paese è stata superiore del 10 per cento alla produzione realizzata.

Oggi, il premier cinese Wen Jiabao ha dichiarato che “il governo ha bisogno di adottare una combinazione di misure economiche e legali per rafforzare i controlli macroeconomici, accelerare la ristrutturazione economica ed impedire il surriscaldamento della crescita”.

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1 Comment

  1. Al momento, pare che gli investitori USA abbiano deciso che la Cina non è vicina: l’indice S&P è rientrato sulla parità. La conferma deve venire dall’apertura asiatica, che potrebbe spazzare via la tranquillità transatlantica. D’altro canto, Wall Street non sempre possiede la sfera di cristallo: lo Standard & Poor’s entrò a passo di carica nel 2001, per schiantarsi ben dopo le prime avvisaglie delle difficoltà globali.

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