Stati Uniti – Ulteriore frenata della crescita nel primo trimestre

L’economia statunitense è cresciuta nel primo trimestre di quest’anno al passo più lento da quattro anni, appesantita dalla recessione immobiliare e dal peggioramento del deficit commerciale. La crescita dell’1.3 per cento è risultata inferiore alle attese, poste a più 1.8 per cento, e ha fatto seguito alla crescita del 2.5 per cento fatta segnare nel quarto trimestre del 2006.

La spesa dei consumatori ha continuato a tener viva l’espansione, mentre il rallentamento immobiliare si è protratto per il sesto trimestre consecutivo, la peggiore sequenza degli ultimi venticinque anni. Con il dato del primo trimestre di quest’anno, la crescita nei dodici mesi rallenta al 2.1 per cento, il minor guadagno dal secondo trimestre 2003. Quella di oggi è la prima stima della crescita del pil nel trimestre: il dato sarà rivisto in ognuno dei prossimi due mesi.
In un rapporto separato del Dipartimento del Lavoro si segnala che, lo scorso trimestre, salari e benefit corrisposti ai lavoratori statunitensi sono cresciuti dello 0.8 per cento, meno delle attese. Il dato, tuttavia, è frutto di un andamento divergente tra salari, cresciuti dell’1.1 per cento nel trimestre (maggior incremento in sei anni) ed i benefit, i cui costi sono cresciuti solo dello 0.1 per cento.

Il balzo dei prezzi petroliferi dello scorso trimestre ha spinto al rialzo i prezzi, con il deflatore del pil cresciuto del 4 per cento, massimo dal 1991, dopo il più 1.7 per cento del precedente trimestre. L’indice della spesa dei consumi personali core, cioè al netto di alimentari ed energia, che rappresenta la misura d’inflazione preferita dalla Fed, è cresciuto del 2.2 per cento, contro l’1.8 per cento del precedente trimestre. La Fed considera ottimale un tasso compreso tra 1 e 2 per cento.

La spesa dei consumatori, che rappresenta circa il 70 per cento del prodotto interno lordo, è cresciuta al passo annualizzato del 3.8 per cento, da 4.2 per cento del quarto trimestre 2006. Le costruzioni residenziali sono calate al tasso annualizzato del 17 per cento, dopo il meno 19.8 per cento del trimestre precedente: ciò ha sottratto un punto percentuale alla crescita. L’investimento fisso aziendale, che include la spesa immobiliare commerciale, software ed attrezzature, è cresciuto del 2 per cento annualizzato, da meno 3.1 per cento del trimestre precedente. Le aziende hanno accumulato scorte al passo annualizzato di 14.8 miliardi di dollari, da 22.4 miliardi del periodo ottobre-dicembre. Ciò ha sottratto alla crescita lo 0.3 per cento. Il deficit commerciale è peggiorato a 597.8 miliardi di dollari, da 582.6 miliardi, riducendo la crescita di 0.52 punti percentuali.

Ad oggi, vi sono limitate evidenze di un’accelerazione nella crescita: l’ultimo Beige Book, un compendio di evidenze aneddotiche regionali sulla crescita, e che fungerà da base di discussione per il prossimo meeting della Fed, in programma il 9 maggio, segnala che la maggior parte dei distretti produttivi hanno riportato solo “modesta o moderata” crescita economica dallo scorso febbraio. Secondo il rapporto, l’immobiliare “ha continuato ad indebolirsi” e “molti distretti hanno visto un calo dell’attività di costruzione“. La recessione del settore immobiliare residenziale rischia di estendersi ad altri settori dell’economia. La Fed continua ad attendersi un miglioramento dell’economia nel secondo semestre dell’anno, quando il rallentamento immobiliare dovrebbe attenuarsi e le imprese, anche grazie al progressivo smaltimento dell’eccesso di scorte, dovrebbero riprendere ad investire.

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