Stati Uniti – Lieve rallentamento dell’inflazione ad aprile

I prezzi pagati dai consumatori statunitensi sono cresciuti meno delle attese in aprile, suggerendo che la pressione sui prezzi potrebbe iniziare a ridursi in corrispondenza al rallentamento dell’economia. L’indice dei prezzi al consumo è aumentato dello 0.4 per cento dopo l’aumento dello 0.6 per cento in marzo. I prezzi core, che escludono alimentari ed energia, sono in rialzo annuale del 2.3 per cento, il minor incremento da un anno. Le stime di consenso ipotizzavano un incremento complessivo dello 0.5 per cento, e dello 0.2 per cento a livello core.

A livello disaggregato, i prezzi dell’energia sono in aumento del 2.4 per cento, e rappresentano la metà dell’incremento complessivo dell’indice dei prezzi nel corso del mese: quelli dei carburanti sono cresciuti del 2.1 per cento mensile, mentre quelli del gas naturale hanno mostrato una flessione dell’1 per cento. Balzo del 4.7 per cento del prezzo della benzina, passata da 2.56 a 2.83 dollari a gallone alla pompa. Ieri è stato stabilito il nuovo record, a 3.09 dollari a gallone.

Il prezzo degli alimentari, che contano per circa un quinto dell’indice complessivo, è cresciuto dello 0.4 per cento, da 0.3 per cento in marzo. I costi per abitazione, che includono alcuni costi di energia e rappresentano circa un terzo dell’indice totale, sono cresciuti per il secondo mese dello 0.2 per cento. L’affitto equivalente del proprietario, la voce figurativa che pesa per circa il 30 per cento dell’indice core, è aumentato dello 0.2 per cento. Sempre nella categoria “shelter“, balzo dei prezzi degli alberghi, a più 1.9 per cento, mentre le spese mediche sono cresciute dello 0.4 per cento. Prosegue la deflazione degli articoli da abbigliamento: meno 0.3 per cento in aprile dopo il meno 1 per cento di marzo.

In prospettiva, il processo di rientro dell’indice core verso la comfort zone stabilita dalla Fed (compresa tra 1 e 2 per cento) sembra ben avviato, ma l’attuale surriscaldamento dei prezzi dell’energia implica il rischio di loro “tracimazione” a livello core, nei prossimi mesi.

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