Stati Uniti – Prezzi, occupazione e attività: segnali positivi

Nel mese di maggio le imprese statunitensi hanno creato 157.000 nuovi impieghi, contro gli 80.000 di aprile, e revisioni al ribasso per il bimestre precedente di soli 10.000 posti. Con una media di creazione di occupazione ancora intorno ai 120.000 impieghi al mese, non vi sono segni che un peggioramento del mercato del lavoro possa danneggiare l’economia, lasciando aperta la prospettiva di un’accelerazione dell’economia statunitense nel prosieguo dell’anno, circostanza che dovrebbe fornire supporto al dollaro. Analizzando il dato sull’occupazione, si evidenzia il contributo fornito dal settore dei servizi, con 176.000 nuovi impieghi, contro i “soli” 119.000 di aprile. Nell’ambito del settore terziario educazione, tempo libero e servizi alle imprese sono stati i comparti a maggior creazione di occupazione. Anche la crescita di 22.000 unità nell’occupazione governativa suggerisce che il settore pubblico sta continuando a giocare un ruolo costante nella creazione d’impieghi.

Il settore manifatturiero ha perso 19.000 posti, in linea con una tendenza che dura da tempo e che, per molti aspetti, rappresenta un trend strutturale nell’ambito della divisione internazionale del lavoro. Più incoraggiante l’andamento dell’occupazione nel settore delle costruzioni, che in maggio ha fatto segnare una variazione nulla, sconfessando (per ora) le previsioni di centinaia di migliaia di impieghi a rischio data la recessione del settore immobiliare residenziale.

Dal versante dei prezzi, appare certamente positivo il dato sull’indice core della spesa per consumi personali, cresciuto in aprile di solo lo 0.1 per cento mensile e del 2 per cento annuale, entrambi sotto le attese. Riguardo la manifattura, l’indice ISM ha sorpreso al rialzo per il secondo mese consecutivo, portandosi al livello di 55 da 54.7 e contro attese per un lieve ritracciamento a 54. La disaggregazione evidenzia forza nell’ambito della produzione (58.3 da 57.3), nuovi ordini (59.6 da 58.4), ed una lieve decelerazione nella dinamica dei prezzi pagati, che restano ancora elevati (da 73 a 71). Continua il decumulo di scorte, mentre la crescita dell’occupazione rallenta.

Altro dato positivo è quello fornito dall’indice di fiducia dei consumatori, elaborato dall’Università del Michigan, che in maggio è salito (dato definitivo) a 88.3 da 87.1 in aprile. Ciò suggerisce che la forte crescita dei mercati azionari sta in qualche modo compensando, sull’attitudine alla spesa,  i timori relativi ai prezzi immobiliari cedenti e ad ai rincari di quelli dei carburanti. Infatti la componente riferita alle aspettative dei consumatori è stata alla base della ripresa dell’indice, e la sua forte correlazione con la spesa prospettica dei consumatori sembra fornire argomenti alla posizione della Fed, che vede la crescita economica in progressivo miglioramento.  

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