Private equity a breve termine

Il 22 di Giugno si è svolta l’IPO del Blackstone Group, con risultati tutt’altro che incoraggianti: dopo sole 24 ore l’azione è tornata al di sotto dei 31 dollari del collocamento e lì tuttora sembra voler rimanere, fra la generale delusione. Nonostante questo precedente e la perdurante volatilità di mercato KKR e Carlyle, concorrenti diretti, si preparano comunque a quotarsi. I grandi compratori, che hanno sostenuto l’intero mercato, cominciano a vendere? Siamo alla fine del grande mercato al rialzo o ad un problema strettamente “settoriale”?

Quello che ci si dovrebbe chiedere è se la performance deludente, sia stata dovuta al pessimo momento del mercato in generale, influenzato da altri problemi, o se la correlazione vada nel “senso opposto”, ossia si tratti di un segnale preoccupante di mercato esso stesso: i grandi fondi di private equity sono proprio una delle cause principali della salita dei mercati. Già il blog MarketBeat e il settimanale Barron’s avevano sostenuto che l’IPO di Blackstone avrebbe segnato uno spartiacque. Nel nostro piccolo, avevamo scritto tempo fa sulla questione, con il dubbio che i tempi migliori per il settore fossero ormai passati.

La risposta più evidente è che la corsa verso l’uscita dei partner di Blackstone o di KKR è soltanto un’altra spia del nervosismo su di un elemento fondamentale del mercato: l’accesso al credito. Il carry trade valutario (ripreso con vigore dopo gli scossoni di Marzo), l’attività degli hedge fund, il boom immobiliare: sono tutti aspetti dell’ampia disponibilità di credito, che hanno portato ad un aumento notevole dei prezzi per ogni attività rischiosa nel mondo.
I fondi di private equity sono stati fra i grandi beneficiari di queste condizioni di ampia liquidità, una cinghia di trasmissione , che ha sostenuto a lungo il mercato azionario. I fondi di private equity ritirano dai mercati quotati aziende a fronte di emissione di debito, rapidamente collocato presso hedge fund – che lo acquistano essenzialmente a credito, sfruttando la leva finanziaria delle linee di credito offerte dalle banche d’affari di cui sono clienti. Il risultato è che l’offerta di azioni si riduce, spingendo in alto i prezzi.
L’operazione è tanto profittevole e la domanda di titoli di debito talmente forte che il lavoro di alcuni fra maggiori fondi è cambiato: da specialisti nella ristrutturazione aziendale, sembrano essere diventati predatori interessati all’acquisto di aziende a scopo d’ingegneria finanziaria, come nel caso di HCA.

La crisi del subprime negli USA, insieme a dati non troppo rosei sul fronte macroeconomico ed all’aumento dei tassi a lunga, sembra aver finalmente fornito il catalizzatore necessario per risvegliare gli investitori e far prendere loro coscienza dei rischi impliciti nella concessione di credito senza adeguati controlli.
In questo senso le difficoltà di Blackstone sono soltanto una conseguenza di un problema che sta avendo e potrebbe continuare ad avere effetti ben più rilevanti su altri mercati (quello immobiliare negli USA e quello del credito); data l’importanza dei fondi di private equity per il mercato azionario, gli effetti potrebbero essere tuttavia diretti e molto visibili, accentuando gli effetti delle tensioni generali.

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