Il rischio Subprime

Ieri, Bear Stearns ha comunicato agli investitori nei due suoi hedge funds falliti che essi otterranno poco o nulla del proprio denaro, dopo i “cali senza precedenti” nel valore di titoli a maggior merito di credito (quelli con rating AAA). Il collasso dei due fondi è legato alla crisi dei Collateralized Bond Obligation (CDO), a loro volta causata dalla crisi dei subprime mortgages, i finanziamenti ipotecari concessi ai debitori di minore qualità. La crisi dei subprime ha innescato l’allargamento degli spread di tutte le tranches di CDO, incluse quelle a maggior merito di credito, sulle quali i due hedge funds di Bear Stearns investivano a leva, cioè indebitandosi.

All’inizio di giugno, sotto il peso di richieste di rimborso da parte degli investitori e richieste di integrazione dei margini di garanzia da parte dei creditori, i due fondi sono stati costretti a vendere i propri assets. Di fronte all’impossibilità di raccogliere ababstanza liquidità a questo modo, i creditori hanno pignorato il collaterale e/o chiuso i finanziamenti.

Il fondo che ha azzerato il proprio net asset value, noto con il nome di Enhanced Fund, aveva 638 milioni di dollari di capitale al 31 marzo, e si era indebitato per 11 miliardi di dollari per compiere scommesse sempre maggiori. Il fondo più grande, che avrebbe un valore di recupero di 9 centesimi per ogni dollaro investito, aveva un capitale di 925 milioni di dollari, e si era indebitato per circa 9 miliardi di dollari.  Tra gli investitori di questo fondo figurano Tremont Capital Management e Paradigm, due società che investono in hedge funds il denaro degli investitori. Entrambe avrebbero una posizione di circa 9 milioni di dollari. La stessa Bear Stearns ha investito 35 milioni di dollari nel fondo.

Merrill Lynch, che figura tra i creditori che hanno pignorato il collaterale dei due fondi, considera la propria esposizione “limitata” ed “appropriatamente valutata” a prezzi di mercato, ed è riuscita a conseguire un incremento dell’utile del 31 per cento nel secondo trimestre, anche dopo le perdite su morgages e CDO.

Tra gli effetti di questo meltdown di credito si segnala l’indebolimento del dollaro, da porre in relazione anche alla ripresa di aspettative di riduzione dei tassi da parte della Fed, nell’ipotesi che la crisi creditizia estenda il proprio contagio dall’economia finanziaria a quella reale. Il contratto futures sull’Eurodollaro, per scadenza dicembre, sta prezzando oggi un 30 per cento di probabilità di taglio, dal 21 per cento di ieri. Riprendono quindi fiato le quotazioni dei titoli di stato, visti dagli investitori come rifugio sicuro in caso di crisi degli strumenti creditizi (il cosiddetto flight-to-quality).

Chi possiede fondi comuni che investono sia in titoli governativi che in titoli corporate, farebbe bene a monitorarli attentamente: questi strumenti rischiano di essere il peggior mondo possibile per un investitore, se non gestiti in modo sofisticato e tempestivo, ad esempio, prevedendo la possibilità (statutaria ma soprattutto operativa) di comprare protezione sui crediti.

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