Barclays batte cassa in Asia per conquistare ABN

Segni dei tempi: alle banche europee spuntano gli occhi a mandorla. China Development Bank e Temasek Holding diventeranno partner strategici di Barclays nell’OPA su ABN Amro e azionisti rilevanti nel capitale della banca stessa.


L’accordo prevede che la banca cinese sottoscriva inizialmente un aumento di capitale riservato di 2,2 miliardi di euro. Una volta completata l’offerta su Abn, China Development sottoscrivera’ fino ad altri 6,7 miliardi di euro, diventando il primo azionista della banca inglese con una quota dell’8,5%, se l’offerta su Abn avra’ successo
Temasek Holding e’ il braccio finanziario del Governo di Singapore e diventerà socio di Barclays con una quota fino al 3,5%, tramite la sottoscrizione iniziale di nuovi titoli per 1,4 miliardi di euro e di altri 2,2 miliardi se sara’ finalizzata con successo l’offerta su Abn.
Si tratta di una notevole prova di forza per la finanza asiatica e soprattutto cinese: mentre Temasek è da sempre investitore attivo su scala mondiale, il settore bancario cinese è noto più per le croniche difficoltà del settore nel recupero crediti (gran parte delle banche statali cinesi è tecnicamente insolvente, secondo gli standard internazionali) che per le disponibilità liquide. L’ammontare dei surplus commerciali dell’Asia rispetto al resto del mondo è ormai talmente vasto da non poter più essere semplicemente “riciclato” tramite il reinvestimento in impianti produttivi locali e nell’acquisto di titoli di Stato dei Paesi OCSE senza incidere sugli assetti proprietari del tessuto economico globale; alcune avvisaglie di questo fenomeno si erano avute negli anni scorsi, soprattutto nel campo delle materie prime, ma si tratta della prima volta in cui coinvolge uno dei gangli vitali dell’infrastruttura finanziaria mondiale.

Si potrebbe sostenere che neppure i giapponesi fossero arrivati a “tanto” ed augurarsi che non finisca in affrettate liquidazioni costellate da lacrime e sangue, come accadde ai giapponesi stessi negli anni ’90. Il vero problema, tuttavia, è un altro: CDB, Temasek, come molti altri pesi massimi fra le società non-occidentali che stanno investendo in Occidente, non sono normali istutuzioni finanziarie motivate dal desiderio di massimizzare i propri ritorni: sono emanazioni statali, quindi passibili almeno del sospetto che i propri investimenti seguano logiche politiche e non economico-finanziarie, distorcendo gravemente i mercati.

Fonti: Wsj, Radiocor
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