Divergenze

Andamento divergente sui mercati internazionali: da un lato, Cina ancora sui massimi, dollaro in ripresa almeno temporanea dai minimi, borse USA che chiudono in parità. Dall’altro, il mercato del credito va da un minimo ad un altro, le borse europee non si riprendono ed aumentano i timori sulla sostenibilità del quadro attuale.

Shanghai e Shenen hanno macinato l’ennesimo record durante la notte, mentre il resto delle Borse Asiatica ha accusato debolezza sull’onda dei problemi sul mercato del credito. Wall Street ha avuto una giornata estremamente volatile, chiudendo in lieve rialzo grazie agli ottimi risultati di Amazon e Boeing. Il dollaro , dai recenti minimi, ha recuperato qualcosa rispetto all’euro.

La situazione è tuttavia molto meno rosea quanto le chiusure di Borsa (comunque negative fino all’1 percento sugli altri mercati asiatici) facciano pensare: mentre i fattori positivi sono largamente legati a singole aziende o singole nazioni, i guai del mercato del credito ed i dati macroeconomici americani rendono gli investitori preoccupati dal punto di vista più generale: gli indici del mercato del credito stanno toccando nuovi minimi, nonostante fossero già in una situazione tecnica di ipervenduto. Il motivo è che gli operatori di mercati più grandi e liquidi di quello degli indici su credito l’intero mercato stanno impiegando tali indici sul credito come hedge, ossia vendendoli ed andando “corti” come assicurazione contro i pericoli che potrebbero arrivare da quel lato. L’effetto è quello di portare la volatilità e gli spread, i premi al rischio, sul mercato a livelli non visti da anni, anche su singole aziende storicamente stabili.

Siamo alla vigilia di una correzione pronunciata? La risposta può soltanto arrivare dagli sviluppi sul fronte inflazionistico e della liquidità: le Banche Centrali, dopo aver creato liquidità probabilmente in eccesso, si trovano a dover gestire una situazione delicata, ma forse parzialmente voluta dalla Fed stessa : vorrebbero che le banche riducessero prestiti e liquidità in eccesso, senza danneggiare il resto dei mercati finanziari e soprattutto l’economia reale. Per ora sembra che almeno negli USA la cura stia funzionando, anche se aumenta il rischio di contagio rimane – nel qual caso, aumenterebbe la probabilità di un taglio dei tassi. Qualcuno comincia a parlare di Giappone anni ’90, anche se in realtà il quadro macroeconomico sembra molto più favorevole che in quel periodo.

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