Stati Uniti – Oltre le attese la crescita del secondo trimestre

L’economia statunitense è cresciuta nel secondo trimestre, secondo la prima stima, al passo più rapido da oltre un anno, spinta dall’export crescente, costruzioni commerciali e spesa governativa. L’incremento del 3.4 per cento annualizzato fa seguito alla crescita dello 0.6 per cento nel primo trimestre. Altro dato positivo è l’indicatore d’inflazione preferito dalla Fed che si porta al minimo da quattro anni. La spesa per costruzioni commerciali è cresciuta al passo più rapido da 13 anni, contribuendo a compensare un altro calo nell’immobiliare residenziale. Dall’altro versante, il rallentamento nella spesa dei consumatori è stato compensato dall’investimento aziendale in fabbriche ed impianti e dalla spinta alla produzione necessaria a rispondere alla maggiore domanda da Europa ed Asia che ha contribuito, complice l’indebolimento del dollaro, alla crescita dell’export netto. Le stime di consenso ipotizzavano una crescita del 3.2 per cento.

L’indice della spesa dei consumi personali core, cioè al netto di alimentari ed energia, è cresciuto di solo l’1.4 per cento, da 2.4 per cento, rientrando nel corridoio di “confort”, compreso tra 1 e 2 per cento, indicato da Ben Bernanke e dalla Fed. Contrariamente a quanto accaduto nel primo trimestre, ma sostanzialmente in linea con le attese, la spesa dei consumatori è cresciuta dell’1.3 per cento, da 3.7 per cento del trimestre precedente. Il deficit commerciale si è ristretto, aggiungendo alla crescita reale l’1.2 per cento, dopo la sottrazione netta dello 0.5 per cento nel trimestre precedente. Molto forte l’investimento fisso aziendale, che include la spesa nell’immobiliare commerciale, software ed attrezzature, in crescita dell’8.1 per cento da 2.1 per cento, con l’investimento in strutture (fabbriche, magazzini e uffici) in crescita del 22 per cento, massimo dal 1994.

Il dato di ieri sui beni durevoli getta tuttavia un’ombra sulla forza della spesa aziendale nei prossimi trimestri, e indica l’assenza di momentum d’investimento nell’entrata nel terzo trimestre.

Le aziende sono rimaste ancora riluttanti ad espandere le scorte, il cui contributo alla crescita è stato di solo lo 0.2 per cento, nettamente inferiore alle stime di consenso (che ipotizzavano circa un punto percentuale di crescita), un dato che segnala la buona qualità del dato di crescita pubblicato oggi. L’investimento residenziale è diminuito del 9.3 per cento annualizzato, contro il meno 16 per cento del trimestre  precedente. Ciò ha sottratto mezzo punto percentuale alla crescita, contro la sottrazione netta dello 0.9 per cento del primo trimestre.

Il peggioramento della crisi dei subprime mortgages e l’ulteriore calo nelle vendite immobiliari suggerisce un “double dip” nel contributo dell’investimento residenziale alla crescita del terzo trimestre. La scorsa settimana la Fed ha limato le proprie previsioni di crescita nel quarto trimestre, portandole al 2.25-2.5 per cento dal precedente 2.5-3 per cento elaborate in febbraio.

Il Dipartimento del Commercio ha anche rivisto retroattivamente il pil, fino al primo trimestre 2004: la crescita media è stata del 3.2 per cento dal 2004 al 2006, 0.3 punti percentuali meno della stima ufficiale. I prezzi sono rimasti poco variati rispetto alla misurazione ufficiale, mentre il tasso di risparmio è risultato superiore alle prime stime. La revisione al ribasso del pil nel periodo 2004-2006 implicherà un parallelo ridimensionamento della produttività.

Nel complesso, il dato è positivo e robusto, ed è supportato dalla crescita della manifattura segnalata dall’ISM ed un mercato del lavoro che resta tonico; tuttavia, la recente volatilità dei mercati finanziari e la crisi innescata dai mutui subprime (in estensione all’intero settore dei finanziamenti), pongono il rischio di un deterioramento della fiducia dei consumatori e quindi della trasmissione all’economia reale della forte perturbazione finanziaria di questi giorni.

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