500 minuti di terrore

500. Questo è lo spread toccato questa mattina dall’indice Itraxx Crossover, prima di ritornare a “solo” 475 punti base. Decisamente eccessivo. Decisamente in grado di andare anche peggio, se continuano le cattive notizie, ma dovranno essere pessime. A questi livelli, il timori maggiori dovrebbero essere quelli di un contagio del mercato azionario e i movimenti dello yen.

A questo punto, la paura domina ancora. Il punto positivo che può essere fatto riguardo al solo mercato del credito è che, a questi livelli di rendimento, siamo ben oltre le medie di periodo e si comincia a prezzare uno scenario pesante: il massimo mai toccato dai costituenti dell’indice è stato 800, durante il periodo nero del credito aziendale, il 2002. Possiamo davvero arrivarci di nuovo? Forse, anche se il quadro macroeconomico è ancora tutto sommato decente e, soprattutto, questa volta non sono le aziende emittenti ad essere in difficoltà finanziarie tali da dover emettere debito a qualsiasi prezzo, come nel 2002.

Il mercato del credito adesso è tornato a prezzare insomma il rischio a livelli quasi razionali, anche se è molto probabile che in un mercato nervoso e volatile la correzione possa durare ancora.
Le vere preoccupazioni, a questo punto, dovrebbero rilevare su su altri due mercati: il mercato azionario ed il mercato dei cambi. Sarebbe un vero Il mercato azionario ha goduto per anni del “private equity put” : ad ogni correzione rilevante dei corsi di Borsa, le operazioni di LBO diventavano più convenienti e gli acquisti di intere aziende più frequenti, riducendo l’offerta di azioni e sostenendo il mercato. Il cambio dollaro-yen a ricominciato a muoversi in questi giorni, con la moneta giapponese che ha ricominciato ad apprezzarsi: un indizio di un ulteriore smantellamento del carry trade. Sarebbe ironico se il ritorno dei mercati creditizi ad un assetto maggiormente razionale portasse ad una pesante correzione delle Borse, nonostante i buoni fondamentali
Non è necessario che il nervosismo sul credito possa estendersi ai mercati maggiori, ma la stretta creditizia contro gli hedge fund decisa dalle case di brokeraggio USA – che ormai quotano a spread mai visti – non faicilita il ritorno alla calma : le voci di liquidazioni di hedge fund e di veicoli per l’investimento in prodotti strutturati, così come i dettagli sulla diffusione delle perdite su strumenti legati ai subprime che continuano a filtrare sulla stampa non aiutano a ristabilire la calma.

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