At the end of the day

Anche oggi, le banche centrali di Stati Uniti, Europa, Giappone, Canada ed Australia hanno iniettato liquidità nel sistema per scongiurare il rischio di un credit crunch. La giornata si è aperta in Asia-Pacifico, con la Bank of Japan a prestare fondi extra per l’equivalente di 8,5 miliardi di dollari, la Reserve Bank of Australia ha fornito 4,2 miliardi di dollari, nuovo massimo da tre anni. In Europa, la Bce ha reiterato l’intervento di ieri, su scala ridotta di 61,05 miliardi di euro, a fronte tuttavia di richieste del sistema bancario pari a 110 miliardi di euro. L’immissione di liquidità ha contribuito a frenare l’ascesa del tasso overnight al 4,27 per cento, contro il picco di 4,31 per cento di ieri prima che venissero aperte le chiuse della liquidità, ma ha messo di cattivo umore i mercati azionari, che si attendevano ben altro, nell’abituale alternanza di salvataggi che generano moral hazard che generano altri salvataggi, una sequenza su cui i policy makers dovranno fermarsi a riflettere, prima o poi.

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Credit crunch

Ieri la Bce, in una mossa senza precedenti, e per rispondere all’improvvisa domanda di liquidità da parte delle banche rimaste coinvolte dal collasso dei mutui subprime negli Stati Uniti, ha prestato 94,8 miliardi di euro per contrastare un imminente credit crunch. Il tasso overnight, al quale le banche si prestano fondi, è balzato ieri al massimo da sei anni (dal 12 settembre 2001, per la precisione), toccando il tasso di 5,86 per cento sui dollari (da 5,35 per cento del giorno precedente) ed il 4,31 per cento in euro, da 4,11 per cento. La Bce si è detta disponibile a prestare “liquidità illimitata” per contrastare il fenomeno del balzo dei tassi overnight, causato dalla riduzione dell’offerta di moneta da parte delle banche, nel momento in cui gli investitori si ritirano a causa delle perdite sull’immobiliare statunitense. Di fatto, le banche in surplus di liquidità si astengono dal prestare i propri fondi sul mercato interbancario, temendo insolvenze delle banche prenditrici causate dalla scarsa o nulla visibilità della crisi dei mutui subprime. Il prosciugamento dell’offerta di liquidità causa il balzo dei tassi di mercato interbancario, tipicamente della scadenza più utilizzata, l’overnight. Ieri, BNP Paribas ha inoltre bloccato i rimborsi su tre suoi fondi d’investimento (di tipo tradizionale e non hedge fund, come erroneamente segnalato da alcune fonti giornalistiche), che investono in Abs, cioè in obbligazioni che hanno mutui come collaterale, per manifesta impossibilità a prezzare gli attivi dei fondi.

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