At the end of the day

Anche oggi, le banche centrali di Stati Uniti, Europa, Giappone, Canada ed Australia hanno iniettato liquidità nel sistema per scongiurare il rischio di un credit crunch. La giornata si è aperta in Asia-Pacifico, con la Bank of Japan a prestare fondi extra per l’equivalente di 8,5 miliardi di dollari, la Reserve Bank of Australia ha fornito 4,2 miliardi di dollari, nuovo massimo da tre anni. In Europa, la Bce ha reiterato l’intervento di ieri, su scala ridotta di 61,05 miliardi di euro, a fronte tuttavia di richieste del sistema bancario pari a 110 miliardi di euro. L’immissione di liquidità ha contribuito a frenare l’ascesa del tasso overnight al 4,27 per cento, contro il picco di 4,31 per cento di ieri prima che venissero aperte le chiuse della liquidità, ma ha messo di cattivo umore i mercati azionari, che si attendevano ben altro, nell’abituale alternanza di salvataggi che generano moral hazard che generano altri salvataggi, una sequenza su cui i policy makers dovranno fermarsi a riflettere, prima o poi.

All’apertura delle operazioni oltreoceano, la Fed si è accodata alla fornitura di liquidità, costretta dal fatto che il tasso sui Fed Funds aveva toccato l’inquietante livello del 6 per cento, contro il livello ufficiale di 5,25 per cento, ma ha fatto di più: nel primo intervento, effettuato per un importo di 19 miliardi di dollari (su 38 totali, in tre riprese) dalla branch di New York, l’istituto di emissione statunitense ha acquistato (più propriamente, ha accettato come collaterale dell’operazione di pronti contro termine a tre giorni) dalle controparti obbligazioni mortgage-backed, proprio la tipologia di titoli sui quali la liquidità era evaporata, e che rischiavano/rischiano di impiombare gli stati patrimoniali dei prestatori, causando prima o poi qualche vittima illustre.

Che accadrà da lunedì prossimo? Dopo la stabilizzazione da prese di profitto (da weekend) di quanti erano corti, viste oggi a Wall Street, forse la situazione finirà progressivamente con il normalizzarsi, ed entro pochi giorni qualche “esperto” ci segnalerà che il settore bancario e finanziario, nei due lati dell’Oceano Atlantico, è diventato una grande occasione, e pazienza se tra poche settimane gli aggregati monetari ci segnaleranno che abbiamo nuovamente aumentato il rischio inflazionistico: i bonus di Wall Street saranno salvi. Forse il processo di aggiustamento sarà più lento e doloroso, ma la lezione che le banche centrali dovrebbero auspicabilmente trarre è che i salvataggi andrebbero calibrati discernendo tra singoli operatori e sistema, cioè in base alla gravità del contagio. Non sapremo mai (forse) se la Banca Centrale Europea ieri è intervenuta perché sapeva qualcosa che il mercato ignorava; è bastato quell’intervento per convincere il mercato che qualcosa di orribile stava per accadere.

Errori segnaletici (cioè reputazionali) a parte, le banche centrali non dovrebbero essere usate come psicofarmaci: a lungo andare creano dipendenza, ed altre spiacevoli manifestazioni, come quella qui sotto, che coglie chi vorrebbe che Bernanke diventasse realmente Helicopter Ben, e lanciasse denaro dal cielo, per permettere agli investitori di continuare a vivere felici e contenti.

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2 pensieri riguardo “At the end of the day”

  1. Non conoscevo Jim Cramer… Adesso mi toccherà guardare tutti i suoi video su youtube.
    Quanto alla crescita inflattiva di M3 non sono d’accordo. Probabilmente anche tu avrai studiato all’università le ipotesi di neutralità e superneutralità della moneta, spacciate come vangelo. Matter of fact, in Europa M3 sta crescendo da anni intorno al 10% con un’inflazione sotto il 3%… Quello che invece mi sfugge è se alcune emissioni di ABS in EUR sono già utilizzabili come collateral per i repo con la BCE. Vista la liquidità inesistente su questo mercato mi verrebbe da pensare di no…

  2. La relazione tra crescita dell’offerta di moneta e inflazione è tendenziale e di lungo periodo. Il caso di M3 in Eurolandia va letto con cautela, in effetti, potendo anche essere frutto di riposizionamenti di portafoglio: ma occorre considerare che la crescita della moneta ed i bassi tassi di interesse stimola asset inflation come quella immobiliare, che non entra nell’indice dei prezzi al consumo, e di cui le banche centrali tengono conto. Ad oggi, non risulta che gli ABS siano stanziabili nelle operazioni di rifinanziamento con la Bce.

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