Credit crunch

Ieri la Bce, in una mossa senza precedenti, e per rispondere all’improvvisa domanda di liquidità da parte delle banche rimaste coinvolte dal collasso dei mutui subprime negli Stati Uniti, ha prestato 94,8 miliardi di euro per contrastare un imminente credit crunch. Il tasso overnight, al quale le banche si prestano fondi, è balzato ieri al massimo da sei anni (dal 12 settembre 2001, per la precisione), toccando il tasso di 5,86 per cento sui dollari (da 5,35 per cento del giorno precedente) ed il 4,31 per cento in euro, da 4,11 per cento. La Bce si è detta disponibile a prestare “liquidità illimitata” per contrastare il fenomeno del balzo dei tassi overnight, causato dalla riduzione dell’offerta di moneta da parte delle banche, nel momento in cui gli investitori si ritirano a causa delle perdite sull’immobiliare statunitense. Di fatto, le banche in surplus di liquidità si astengono dal prestare i propri fondi sul mercato interbancario, temendo insolvenze delle banche prenditrici causate dalla scarsa o nulla visibilità della crisi dei mutui subprime. Il prosciugamento dell’offerta di liquidità causa il balzo dei tassi di mercato interbancario, tipicamente della scadenza più utilizzata, l’overnight. Ieri, BNP Paribas ha inoltre bloccato i rimborsi su tre suoi fondi d’investimento (di tipo tradizionale e non hedge fund, come erroneamente segnalato da alcune fonti giornalistiche), che investono in Abs, cioè in obbligazioni che hanno mutui come collaterale, per manifesta impossibilità a prezzare gli attivi dei fondi.

La decisione della Banca Centrale Europea di fornire liquidità al sistema si è verificata una settimana dopo l’intervento di salvataggio del governo tedesco sulla IKB Deutsche Industriebank, e conferma che il problema dei subprime non è limitato agli Usa, come invece ottimisticamente segnalato da alcuni osservatori e top manager di istituzioni finanziarie europee nei giorni scorsi. Ieri, la Federal Reserve ha fornito 24 miliardi di dollari al sistema bancario, nuovo massimo da aprile. La fornitura di liquidità da parte della Bce e della Fed (seguita oggi dalle banche centrali di Giappone e Australia) ha prodotto l’effetto di indurre le banche a correre ad approvvigionarsi, spingendo al ribasso rendimenti obbligazionari e corsi azionari, e indebolendo l’euro rispetto al dollaro, verosimilmente per la maggiore entità dell’intervento europeo, letto dai mercati (a torto o a ragione) come indicatore dell’esistenza di problemi gravi di cui la Bce avrebbe conoscenza. Altro segno della potenziale gravità della crisi è dato dal ricorso, da parte di alcune aziende statunitensi che avevano emesso extendible abs commercial paper, all’allungamento dei termini di rimborso, sfruttando le clausole contrattuali di questa tipologia di titoli di debito.

CONTINUA, ovviamente…

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