Un buon rimbalzo, grazie ai dati ed alla Fed al salvataggio

I mercati archiviano la settimana passata e iniziano quella presente con un tono positivo, nonostante i dubbi e gli interrogativi di questa fine di agosto. La motivazione è essenzialmente duplice, anche se forse valida soltanto nel breve periodo: i dati macroeconomici e l’azione delle banche centrali, arricchitasi di un nuovo elemento.

Il dato sugli ordini di beni durevoli è stato accolto in maniera positiva, dopo la lunga sequenza di dati negativi , nonostante i caveat di molti analisti nel voler leggere troppo in un dato notoriamente volatile.

In secondo luogo, le banche centrali hanno continuato a pompare moderatamente liquidità nel sistema, limitando i rischi (mai enormi, in realtà) d’inceppamento del mercato finanziario e del sistema dei pagamenti.

Soprattutto, la Fed ha fatto quello che sinora le altre banche non avevano osato: invece di prestare denaro alle banche in cambio di titoli di Stato o promesse a breve, la Fed ha annunciato che le banche che vogliono accedere alla propria linea di credito d’emergenza potranno fornire a garanzia anche i titoli al momento nell’occhio del ciclone: subprime, home equity loans ed anche commercial paper in scadenza, nel caso le banche che presentano domanda di credito impieghino poi per fornire liquidità a favore delle società che le hanno emesse. Questo significa che le banche non devono immobilizzare a garanzia della liquidità prestata degli attivi patrimoniali di alta qualità e liquidità, attivi che potrebbero essere riluttanti ad impiegare a tale proprio perché rapidamente vendibili in caso d’emergenza; possono invece impiegare proprio il tipo di titoli che in questo momento non riescono a liquidare, lasciando così libero e disponibile l’attivo patrimoniale migliore. In questo modo la Fed sta mirando l’emissione di liquidità proprio nel punto dove è probabilmente più necessaria, senza eccedere nella quantità di nuovi prestiti, già probabilmente eccessiva dal punto di vista meramente quantitativo.

Rimane il punto cruciale: le banche centrali non possono e non devono cercare di salvare gli investitori dai propri errori di valutazione, ma assicurare l’ordinato funzionamento del sistema dei pagamenti. Una volta assicurato questo, riusciranno a smettere di pompare liquidità nel sistema? Ed una volta cessata l’emergenza, vi sarà il tempo ed il modo per risolvere il problema principale, ossia l’eccessivo livello d’indebitamento nel sistema finanziario, senza intaccare eccessivamente l’andamento dell’economia “reale” oltre quanto è fisiologico ?

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