Giappone – Contrazione oltre le attese nel secondo trimestre

L’economia giapponese si è contratta nel secondo trimestre a quasi il doppio del passo stimato dagli analisti, rafforzando le ipotesi di mantenimento di tassi invariati da parte della banca centrale. La contrazione, pari all’1,2 per cento annualizzato, è dovuta soprattutto al cedimento della spesa d’investimento.

I rendimenti obbligazionari sono scesi al minimo da febbraio 2006 su attese di mantenimento dei tassi ufficiali allo 0,5 per cento, per evitare la caduta in recessione dell’economia giapponese; ogni rimbalzo nella crescita dipenderà dalla severità della recessione immobiliare negli Stati Uniti, il maggior mercato di export per le aziende giapponesi.

Su base trimestrale, la contrazione è dello 0,3 per cento. L’ultima variazione trimestrale negativa per l’economia giapponese si è verificata nel terzo trimestre 2001, quando fu pari a meno 0,1 per cento. Tra le componenti del pil, la spesa per investimento è calata dello 0,2 per cento congiunturale, mentre l’investimento pubblico è stato rivisto al ribasso, a meno 0,1 per cento.

L’incremento di spesa dei consumatori ha consentito di compensare parzialmente il calo degli investimenti aziendali, ed è stato pari allo 0,1 per cento trimestrale. I mercati dei futures su depositi hanno azzerato, dall’inizio della crisi dei subprime, la probabilità di rialzo dei tassi ufficiali. E’ dal mese di luglio, inoltre, che l’economia giapponese mostra segni di perdita di momentum, con il restringimento del surplus di bilancia commerciale per la prima volta quest’anno a causa della debole crescita dell’export, e la produzione industriale è calata, mentre la spesa delle famiglie ha segnato il maggior calo da dicembre.

Vi sono segni di una ripresa dell’economia, sebbene a passo più lento di quanto inizialmente ipotizzato: i produttori manifatturieri si attendono la produzione industriale in miglioramento dopo la flessione di luglio, mentre il leading indicator, espressivo delle attese di crescita complessiva in un arco di tre-sei mesi, si è portato in luglio al livello di 70, superiore cioè alla soglia di espansione, posta al livello di 50.  I prossimi dati macro saranno quindi decisivi per valutare profondità ed ampiezza del rallentamento.

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