Lehman, Prezzi e finanziamento del deficit

Velocissimo aggiornamento: un PPI e dati sui flussi d’acquisto di debito americani negativi, che puntano a difficoltà sul fronte dell’inflazione e sul finanziamento del deficit commerciale, offuscati dal report su Lehman Brothers , che riesce a battere aspettative rivista sostanzialmente al ribasso nelle ultime settimane. I mercati, per il momento, festeggiano.

Su Lehman, giravano rumors di un report molto al di sotto delle attese, sino a 1.24$ per azione. Invece, la banca d’affari americana è riuscita a battere le stime di 1.48 dollari per azione, presentando un utile di 1,54; la forza del business al di fuori degli USA ha contrastato le difficoltà interne e le perdite derivante dalla crisi dei subprime.
Le aspettative sugli utili erano state sostanzialmente riviste al ribasso, dai quasi due dollari di poche settimane fa. Il punto cruciale è l’andamento delle svalutazioni su crediti, sulle quali si avranno maggiori dettagli domani; la banca ha comunque comunicato che sarebbero “sostanziali e dolorose”. I tassi di redditività e di capitalizzazione sembrano indicare come la volatilità sui mercati colpirà duro, ma potrebbe essere superabile senza crisi di ampie dimensioni, se la situazione non peggiora a livello internazionale e macroeconomico.

Il dato sui prezzi alla produzione destano preoccupazione sulla dinamica dei prezzi interni: il dato è in calo soprattutto grazie alla riduzione dei prezzi di carburanti ed alimentari, un effetto positivo che scomparirà nelle prossime settimane, dato che il prezzo del petrolio ha ripreso a salire. Escludendo tali elementi, storicamente volatili, il dato è quello di una inflazione in accelerazione, soprattutto grazie all’aumento dei costi sanitari. Un aumento dell’inflazione anche lieve è negativo in questa fase, soprattutto perché potrebbe ridurre lo spazio di manovra della Fed nel tagliare i tassi per sostenere il ritorno alla normalità nei mercati della liquidità, anche se al momento sembrano ancora essere a disposizione anche altre leve.

I dati sui TICS, i flussi di acquisto di titoli di Stato americani da parte di investitori esteri, sono stati molto eludenti, solo 19.2bln USD, molto al di sotto dei 100 miliardi previsti e delle necessità per coprire il trade deficit medio mensile: a luglio si iniziavano a intravedere i problemi legati ai subprime e gli investitori si sono regolati di conseguenza.
Dettaglio mensile holdings: +103.8 (+66.6bln a breve termine, di cui 18.7 t-bills), acquisti di titoli di stato a lunga scadenza +24.7 ( 4.4 acquirenti statali e 20.3 privati). Per regione, Giappone in calo -2.4, China + 2.7, UK +17.5 Brasile + 11.0, OPEC +1.5, Caraibi (hedge funds) -7.4. I TIC totali sono tuttavia al di sopra delle aspettative, probabilmente per l’acquisto di dollari cash e allo smontaggio di posizioni legate al carry trade.

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