Area Euro – Timori di stagflazione?

I dati di fiducia dell’economia di Eurolandia, pubblicati oggi dalla Commissione Europea, si posizionano nella parte bassa del range di aspettative. Il dato complessivo di fiducia cala di 3 punti in settembre, al livello di 107,1 da 110 in agosto. L’indicatore di clima di business peggiora sensibilmente, da 1,37 a 1,09. La fiducia industriale passa da 5 a 3 punti, per effetto della valutazione di debolezza degli ordinativi. La forza dell’Euro sta evidentemente iniziando ad esercitare un impatto negativo sulle attese di crescita delle esportazioni. Anche l’indicatore di fiducia del settore dei servizi flette, da 20 a 18. Piuttosto sorprendentemente, migliora lievamente la fiducia nel settore delle costruzioni, passando da meno 1 a zero. In flessione anche la fiducia dei consumatori, da meno 4 a meno 5. La domanda resta sempre la solita: riusciranno i consumi a diventare motore della crescita? Mentre le prospettive dell’occupazione restano per ora positive (pur se in decelerazione), la fiducia dei consumatori potrebbe essere danneggiata dalle turbolenze finanziarie e dal meno brillante mercato immobiliare. Al contempo, la stima flash dell’inflazione europea in settembre è uscita a 2,1 per cento tendenziale, da 1,7 per cento in agosto. Inoltre, nella survey della Commissione Europea le aspettative inflazionistiche dei consumatori sono in ulteriore crescita a settembre. Per quanto i dati indichino chiaramente che l’economia europea sta perdendo slancio, è prematuro attendersi dati negativi di crescita: gli attuali livelli di fiducia sono compatibili con una crescita del pil intorno al potenziale, o solo leggermente inferiore. Tuttavia, la combinazione di crescita in rallentamento ed inflazione in ripresa potrebbe alimentare timori di stagflazione nell’Area. Ciò non facilita il compito della Bce: con le tensioni sull’interbancario che non recedono e segni indebolimento della crescita, oltre all’apprezzamento del cambio dell’euro, la probabilità di restrizione monetaria nei prossimi mesi si è ridotta considerevolmente. E’ interessante notare la divaricazione tra Italia e Germania: l’indice preliminare euroarmonizzato dei prezzi al consumo tedeschi fa segnare in settembre un inquietante più 2,7 per cento tendenziale (da 2 per cento in agosto e stime di consenso poste a 2,5 per cento), mentre il preliminare italiano è di solo l’1,6 per cento. A parità di ogni altra condizione, per l’Italia si apre l’opportunità di recuperare competitività sui prezzi. Non entriamo nelle cause di tale differenziale: esse possono essere rintracciate nella grave ed irrisolta debolezza dei consumi italiani e nell’impatto differito della manovra sull’Iva tedesca.

Come che sia, una prosecuzione della restrizione monetaria della Bce, in queste condizioni, rischia di aggravare sensibilmente la depressione dei consumi italiani, oltre a riflettersi negativamente sulla gestione della spesa pubblica per interessi, causando un avvitamento del deficit. Per la Bce si profila il rischio di un classico dilemma di politica monetaria, e di nuovi forti contrasti con i politici di Eurolandia.

(© Libero Mercato)

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