Capo, hai 100 miliardi che ti avanzano?

Nel weekend, il ministero del Tesoro statunitense sarebbe stato teatro di una serie d’incontri fra le maggiori banche americane, al fine d’istituire un fondo dedicato all’acquisto di carta commerciale emessa dai veicoli che le banche stesse impiegano per immagazzinare e finanziare una serie d’impieghi fuori bilancio. il miglior sunto è quello di MarketBeat : vogliono farci credere che “non è un salvataggio, è ingegneria finanziaria“. Sarà, ma qualche perplessità dovrebbe essere consentita, quando una mega-banca come Citigroup fa girare il piattino delle offerte per tutta Wall Street al fine di costruire una sorta di acquirente di ultima istanza delle cambiali che le stesse banche impiegano per finanziare investimenti fuori bilancio, inizialmente affidabili, ora eccessivamente disinvolti.

I listini azionari avranno anche rimesso la marcia giusta, ma il mercato che ha scatenato la tempesta, quello della liquidità, non si è ancora rimesso in salute; di qui l’idea di “intrappolare” una parte consistente di tale liquidità per sostenere il mercato.

Il mercato della carta commerciale è solitamente impiegato dalle grandi aziende per finanziare i propri bisogni di liquidità a brevissimo termine (tipicamente per il capitale circolante); negli ultimi tempi, i profitti aziendali record hanno ridotto l’emissione da parte aziendale, lasciando intatta la domanda dei compratori. Questo squilibrio è stato invece ampiamente sfruttato per finanziare veicoli societari di origine bancaria, come SIV e conduit, per indebitarsi a brevissimo termine. Tali veicoli esistono dalla fine degli anni’80, e sono nati come uno strumento di gestione efficiente del capitale bancario, come contenitori di attività a basso rischio e basso rendimento, ma poco liquide, ideali insomma per fungere da garanzia a tranquilli certificati in scadenza ogni tre mesi; purtroppo, negli ultimi tempi hanno trovato la strada dei SIV anche investimenti che in teoria avrebbero dovuto essere nel bilancio di hedge fund e speculatori assortiti. Si tratta di un mix abbastanza “classico”, in finanza: il danno non è compiuto dallo strumento in sé , ma dalla tentazione di abusarne.

Il ruolo del Tesoro USA nell’organizzare tale fondo desta quindi un certo scetticismo, sembrando superfluo: si tratta di un tentativo di evitare alle banche di riconoscere i propri errori, “marcare” le perdite e ripulire i propri bilanci. Non si vedono rischi di una crisi di liquidità delle grandi, che aziende sembrano ancora bene in grado di finanziare le proprie attività a breve tramite il mercato della carta commerciale, provando come gli investitori sappiano discriminare fra cambiali “finanziarie” pure, garantite da investimenti in veicoli, ed invece cambiali finanziarie emesse da solide realtà industriali.

Funzionerà? Vedremo. Nel frattempo, una piccola noticina storica: lo schema non è nulla di nuovo; la veneranda Bank of England, prima banca centrale propriamente detta, nacque proprio per acquistare il debito pubblico inglese a lungo termine e monetizzarlo, con uno schema quasi esattamente simmetrico a quello che stiamo osservando oggi. Chapeau.

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1 Comment

  1. Un dettaglio: non sono contrario alla scelta di creare un fondo per dare una soluzione di mercato ad un problema di liquidità. SI tratterebe di un esempio di autoregolamentazione, sicuramente superiore all’intervento statale. Sono tuttavia perplesso riguardo alle modalità ed all’occasione: questo fondo verrebbe creato per salvare i profitti e il bilancio di alcune banche e verrebbe creato con una sorta d’implicita garanzia statale, grazie al coinvolgimento del Tesoro USA nell’operazione. Abbiamo già abbastanza entità ibride in circolazione.

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