Lunedì nero, la storia si ripete?

Gli indici americani hanno celebrato il ventesimo anniversario del Lunedì Nero con stile: era da tempo che non si vedevano cali superiori al 2% simultanei su tutti e tre gli indici maggiori USA. L’andamento dell’economia reale giustifica il ritrovato pessimismo?

E’ noto che stiamo vivendo tempi difficili dal punto di vista dell’infrastruttura finanziaria: la liquidità è bene prezioso, anche se relativamente abbondante e rimane nei bilanci bancari anziché essere impiegata; si stanno osservando i primi segni di normalizzazione, anche se è forse troppo presto per comprendere se si tratti della calma prima della tempesta, una calma fittizia generata dal supporto delle Banche Centrali e dal tentativo di arginare la crisi tramite iniziative coordinate come il cosiddetto super-SIV. Due sono i temi che hanno sostenuto il mercato: il primo è la Bernanke Put, il secondo il fatto che i multipli fra corsi azionari ed utili aziendali rimane intorno alla parte bassa della media, rendendo teoricamente il mercato poco costoso. Il punto debole di quest’ultima teoria è che, se gli utili aziendali dovessero cominciare a calare, tali multipli aumenterebbero, rendendo il mercato molto meno conveniente.

Sino ad ora, 132 società incluse nell’indice S&P 500 hanno riportato i propri risultati. L’utille medio per azione è a 22.57$, sotto le aspettative (23.70$) per la prima volta da anni. SI tratta di un calo dello 0.7% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente e dell’8.1% rispetto allo scorso trimestre. Stante la quota record dei profitti aziendali sul totale del PIL americano e le difficoltà del settore edilizio, era atteso un calo, ma non di questa magnitudine.

La distribuzione delle differenze rispetto alle attese e per settore è più peculiare può dare qualche indizio:

Positive: 65.7% (86/132)
In linea 7.6%(10/132)
Inferiori alle attese 27.3% (36/132)

Osservando la distribuzione per settore, l’unico che abbia avuto risultati inferiori alle attese (già ridotte) è stato quello finanziario, che negli ultimi trimestri era stato il vero motore della crescita degli utili aziendali.

La prima impressione è che, mentre la crisi di liquidità potrebbe avviarsi ad una soluzione e l’economia “reale” globale potrebbe aver schivato questa tempesta, il quadro macroeconomico prettamente statunitense stia mettendo sotto pressione il settore finanziario ed immobiliare americano in maniera più pesante del previsto.

Annunci