Anche i ricchi piangono. Anche a Wall Street?

La vita per i padroni dell’Universo a Wall Street è sempre dolce, ma in questi momenti decisamente meno del solito.


Prima il chief strategist di Lehman Brothers si mette a comparare la crisi attuale con il 1998 e la caduta di LTCM, rompendo un tabù e facendo notare come il re sia nudo: i numeri sono decisamente peggiori nel 2007 che nel 1998, mentre il panico, per il momento, è ancora contenuto. Nel frattempo, JPMorgan “ricorda” in una dichiarazione alla SEC i 40 miliardi di crediti che non riesce proprio a togliersi dal bilancio.

Per chi si consola pensando ai livelli record degli utili aziendali, un rapido sguardo all’andamento nell’ultimo trimestre negli USA evidenzia come i multipli di borsa vadano analizzati, non soltanto impiegati come feticci: il mercato non sembra più tanto sottovalutato, dopo una caduta del denominatore del P/E (gli earnings) del 20 per cento

Dulcis in fundo, la caduta degli dei: per la prima volta a memoria d’uomo, Blackstone Group, leggendario operatore nel private equity, ha riportato una perdita netta e risultati al di sotto delle aspettative, a causa del calo dei prezzi dell’immobiliare. Si trattava anche del primo set di risultati dopo lo sbarco in Borsa e la domanda sorge spontanea: pura coincidenza? O, peggio, la trasparenza resa necessaria dalla quotazione ha svelato angoli oscuri del bilancio? Più probabilmente, l’ennesima conferma dell’ottimo fiuto di Stephen Schwarzman, padre-padrone di Blackstone, che ha quotato la propria creatura e quindi monetizzato il lavoro di una vita proprio al picco del ciclo. Una ferita all’orgoglio, attutita dal minor danno al portafoglio.

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