Cina – Inflazione al massimo da un decennio

L’inflazione cinese accelera in ottobre al passo tendenziale del 6,5 per cento, eguagliando il massimo decennale già toccato ad agosto, principalmente per effetto dei prezzi degli alimentari. Le stime di consenso ipotizzavano un dato al 6,3 per cento, da 6,2 per cento di settembre. Il prezzo della carne suina è balzato del 55 per cento annuale, quello della verdura fresca del 30 per cento, mentre tre persone hanno perso la vita la scorsa settimana nella calca ad un supermercato Carrefour per assicurarsi dell’olio destinato ad alimentazione. I crescenti costi alimentari  minacciano di causare disordini, innescare rivendicazioni salariali e danneggiare la stabilità di un’economia che è cresciuta nel terzo trimestre dell’11,5 per cento.

L’inflazione alimentare si è estesa ad altre tre categorie: lavoro, energia e prezzi degli attivi fissi. I tassi reali sui T-bill emessi dalla banca centrale restano ancora negativi, essendo stati classati oggi al 3,94 per cento. I prezzi della carne suina sono aumentati a causa del taglio di produzione provocato da uno scoppio del “morbo delle orecchie blu” nei maiali. L’incremento dei prezzi per non alimentari è stato dell’1,1 per cento annuale, come in settembre.

Questo mese il governo ha alzato i prezzi amministrati per benzina, diesel e combustibile avio dopo i nuovi record del petrolio, ad evitare proliferazione del mercato nero e penuria di carburanti fatti sparire dal mercato per essere rivenduti sui liberi mercati internazionali. Ma il problema dei prezzi cinesi non pare limitato al consumo: i prezzi alla produzione sono cresciuti in ottobre del 3,2 per cento annuale, da 2,7 per cento di settembre. La pressione sui prezzi è alimentata anche dai forti afflussi di liquidità non sterilizzata indotti dal surplus commerciale (a ottobre nuovo record a 27 miliardi di dollari) : il mese scorso M2 è aumentata del 18,5 per cento annuale. Nel tentativo di contrastare il surriscaldamento dell’economia, la banca centrale cinese ha disposto l’ennesimo aumento della riserva obbligatoria sui depositi, portandola al 13,5 per cento, nuovo massimo dal 1987, portando il tasso a un anno sui prestiti al 7,29 per cento, massimo da nove anni.

Appare evidente che le misure amministrative e di politica monetaria fin qui attuate in alternativa ad una più rapida rivalutazione dello yuan  non sono riuscite a contenere l’espansione, mentre il rischio, per l’economia mondiale, è che la Cina inizi ad esportare un prodotto assai poco gradito: l’inflazione.

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1 Comment

  1. La Cina è il motivo principale per cui abbiamo evitato una bolla inflazionistica e ci siamo ritrovati con una bolla finanziaria, un genere di bolla decisamente meno pericolosa nel medio-lungo termine. Incrociamo le dita.

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