Descrivere la paura

Il grafico qui sotto descrive accuratamente lo “stato di paura” del mercato della liquidità.
In finanza, esistono infatti un paio di indicatori che possono servire a quantificare con una certa esattezza anche paura e terrore. Nessuno dei due, al momento, indica bel tempo. a


Uno di questi è il cosiddetto LIBOR spread: la differenza fra il tasso interbancario LIBOR, lo standard per i prestiti fra banche di buona qualità in una data moneta, e i tassi pagati dai titoli di Stato. Per quanto riguarda il dollaro, lo spread sta tornando intorno ai 100 punti base, ossia l’1% annuale, intorno al record storico se comparato all’attuale livello dei tassi. Altrettanto interessante è la vicinanza ai massimi dello spread fra i Fed Funds, ossia il tasso a cui la banca centrale americana immette liquidità nel sistema, ed il rendimento dei titoli governativi a brevissimo termine.

Livelli elevati di tali spread certificano la mancanza di fiducia sul mercato, sia la percezione di un rischio sistematico: segnalano la mancanza di volontà delle banche dei prestarsi denaro a vicenda sull’interbancario, per timore di non disporne in caso d’improvvisa necessità; segnalano la riluttanza a sostituire titoli di stato altamente liquidi e sicuri con prestiti, anche brevissimi, ad istituzioni in teoria dotate di rating assolutamente elevati; queste difficoltà fanno sì che le aste per ottenere liquidità dalla banca centrale portino a tassi di equilibrio decisamente elevati: il prestatore di ultima istanza presta caro, ma ciononostante sta prestando a ritmi di record.

clipped from blogs.wsj.com

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The difference between 3-month LIBOR and the federal-funds rate is still wide. (Source: Lehman Brothers)

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