Stati Uniti – Spesa dei consumatori in crescita inferiore alle attese

La spesa dei consumatori negli Stati Uniti è cresciuta in ottobre meno delle attese, mentre i redditi personali sono cresciuti al passo più lento da sei mesi. L’incremento dello 0,2 per cento nella spesa per consumi personali segue quello dello 0,3 per cento in settembre, ed è inferiore al consenso, posto a più 0,3 per cento. Eguale incremento (0,2 per cento) per i redditi personali, ma a fronte di attese doppie. Ieri il presidente della Fed, Bernanke, ha segnalato che i consumatori risentono degli effetti negativi del maggior costo dei carburanti, recessione e stretta creditizia. Questa dichiarazione rafforza la speculazione di un taglio dei tassi nel corso del meeting FOMC di dicembre.

La spesa rallenta per effetto della ripresa dell’inflazione, con il deflatore della spesa per consumi personali in crescita annuale del 2,9 per cento, da 2,4 per cento di settembre mentre, al netto di alimentari ed energia (la misura d’inflazione preferita dalla Fed) l’incremento è dello 0,2 per cento mensile e 1,9 per cento annuale, invariato rispetto al dato (rivisto a rialzo) del mese precedente, ed ancora entro il cosiddetto “comfort range” della Fed. In termini reali, cioè al netto dell’inflazione, la spesa per consumi personali è stata la minore da marzo, con la componente relativa ai beni  durevoli  in calo dello 0,6 per cento, quella per beni  non durevoli in flessione dello  0,1 per cento e quella per servizi, che rappresentano il 60 per cento circa degli esborsi, in aumento dello 0,1 per cento.

Dal versante del reddito personale, salari e stipendi sono cresciuti in ottobre di solo lo 0,1 per cento, dopo il progresso dello 0,6 per cento di settembre. All”incremento complessivo (come detto, pari allo 0,2 per cento nel mese) ha contribuito un aumento del 2 per cento nel reddito da affitti e dello 0,9 per cento in quello da dividendi

In sintesi, il dato segna un’entrata dei consumi nel quarto trimestre a passo moderato, compatibile con la decelerazione della spesa dei consumatori coerente con le stime di crescita complessiva del pil all’1 per cento, contro il 4,9 per cento del terzo trimestre. Ciò potrà ridurre il pricing power aziendale e contenere le pressioni inflazionistiche diverse da alimentari ed energia.

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