Tassi bloccati per i subprime, ma chi paga?

il Wall Street Journal di oggi riporta la notizia dell’elaborazione di un piano per limitare i danni per una categoria particolarmente insidiosa di mutui subprime. Per una volta, non pagherà Pantalone, ma azionisti ed investitori – inclusi i fondi pensione. Uno sviluppo positivo? In parte sì, certamente, ma al di là della retorica, a beneficiarne saranno anche piccoli speculatori improvvisati e acquirenti di case che non si sarebbero mai potuti permettere. A pagare, alla fine, anche i risparmiatori.

L’obiettivo dell’azione portata avanti dal Ministro del Tesoro Hank Paulson, ex amministratore delegato di Goldman Sachs, è quello di convincere erogatori di mutui, banche ed investitori ad accettare una moratoria nel livello dei tassi praticati, indipendentemente dagli obblighi contrattuali.

Molti mutui subprime sono stati concessi con una struttura particolare, detta ARM (Adjustable Rate, ossia tasso modificabile) , grazie alla quale il tasso pagato può essere modificato durante la vita del mutuo. In molti casi recenti, il debitore paga un tasso d’interesse ridotto per un primo periodo, finito il quale avviene un notevole aumento dello spread e del tasso.

La struttura è stata utile a due categorie di prenditori di fondi: da un lato, gli speculatori, ossia coloro che pensavano di rivendere rapidamente l’immobile, lucrando un guadagno in conto capitale ed estinguendo il mutuo prima della partenza dei nuovi tassi d’interesse. Dall’altro, coloro che hanno acquistato case che non avrebbero potuto permettersi, se avessero dovuto pagare rate ai tassi di mercato, ma che arrivavano a coprire le prime rate “scontate” e poi speravano in una riduzione dei tassi od in un ulteriore aumento dei prezzi.

Una terza categoria, che trovo difficile che esista al di fuori delle pagine di certi giornali, è quella di coloro che non avevano minimamente compreso cosa stessero firmando e non si sono chiesti come mai la rata del mutuo fosse tanto bassa.

Nei prossimi mesi, il raggiustamento dei tassi d’interessi pagati su questi mutui avverrà a ritmi elevati: circa 440 miliardi di dollari fra il quarto trimestre 2007 e la fine del 2008. La prospettiva, dato il genere di debitori, è quella di una impennata di fallimenti, con una ulteriore depressione del mercato del credito, da un lato e di quello immobiliare dall’altro.

La soluzione proposta è quella di un accordo volontario per rimandare l’adeguamento dei tassi, per tre anni in media, fino a 7 in alcuni scenari. il “blocco” si applicherebbe ad un solo tipo di debitore: coloro che potrebbero rimanere solventi in seguito ad una stabilizzazione delle rate, anche a costo dell’aumento della scadenza del mutuo.

Le banche che fungono da “servicer“, ossia da gestori -ed esattori – dei flussi di cassa di tali mutui, sembrano essere tendenzialmente d’accordo. Meno entusiasti, ovviamente, sono i rappresentanti dei grandi investitori istituzionali (fondi pensione, hedge fund, assicurazioni) coinvolti nel processo, che dovrebbero pagare il conto per tanta generosità.

Al contrario delle crisi immobiliari precedenti, infatti, i mutui non sono rimasti nei bilanci delle istituzioni finanziarie che li hanno sottoscritti, ma sono stati reimpacchettati e venduti a terzi, mentre la gestione amministrativa del denaro erogato o ricevuto e degli aspetti amministrativi è stata demandata a strutture specializzate, ossia normalmente alcune grandi banche. E’ probabile tuttavia che anche gli investitori finali accetteranno una moratoria: meglio ricevere qualcosa, piuttosto che non ricevere nulla a causa dell’insolvenza del cliente.

Annunci

One Reply to “Tassi bloccati per i subprime, ma chi paga?”

I commenti sono chiusi.