Cina – Inflazione in ulteriore aumento a novembre

L’inflazione cinese accelera in novembre al passo più rapido da 11 anni, mentre il surplus commerciale continua la propria ascesa, aumentando le pressioni sulla banca centrale a proseguire la stretta monetaria e creditizia ormai in atto da tempo. I prezzi al consumo sono cresciuti del 6,9 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, dal 6,5 per cento di ottobre, livello che rappresentava anche la stima di consenso. L’ascesa dei prezzi di alimentari ed energia ed il surplus commerciale, che ha toccato il record di 238 miliardi di dollari nei primi 11 mesi del 2007 hanno spinto il governo ad indicare inflazione e surriscaldamento economico come le maggiori preoccupazioni. Le attese ora sono per un ulteriore aumento dei tassi d’interesse ed un’accelerazione del passo di apprezzamento dello yuan nel 2008, oltre ad inasprimenti delle misure amministrative di razionamento del credito, finora peraltro piuttosto inefficaci. Dal termine del peg sul dollaro, nel luglio 2005, lo yuan si è apprezzato del 12 per cento contro dollaro. La rivalutazione è funzionale a ridurre i costi dell’import e rallentare gli afflussi di fondi spingendo al rialzo i prezzi dell’export. Il rendimento dell’obbligazione governativa scadenza 2022 è aumentato oggi di 4 punti-base, al 4,72 per cento.

Il surplus commerciale è aumentato in novembre del 14,7 per cento a 26,3 miliardi di dollari, terzo massimo mensile di tutti i tempi. Il passo di crescita dell’export è rallentato dal 29 per cento nei primi sette mesi dell’anno al 22-23 per cento negli ultimi quattro mesi. La Cina ha ulteriormente ristretto il credito bancario (soprattutto attraverso il costante aumento del coefficiente di riserva obbligatoria) ed alzato i tassi d’interesse cinque volte quest’anno per piegare inflazione, bolle speculative ed eccesso d’investimento che conduce a sovracapacità industriale. Il segretario al Tesoro stattunitense Hank Paulson ha enfatizzato l’importanza di una gestione più flessibile del cambio per contrastare i maggiori rischi d’inflazione in Cina. Il tasso sui prestiti a un anno è al 7,29 per cento, massimo da nove anni.

L’inflazione cinese deriva soprattutto dagli alimentari (che rappresentano un terzo dell’indice dei prezzi al consumo), segnatamente la carne suina, i cui prezzi sono in rialzo del 56 per cento annuale, a causa della forma epidemica che ha recentemente decimato gli allevamenti. Nel complesso , i prezzi degli alimentari sono cresciuti del 18,2 per cento annuale, mentre i prezzi dei non-alimentari sono cresciuti dell’1,4 per cento tendenziale, un dato ancora molto contenuto ma in accelerazione dall’1,1 del mese di ottobre. I prezzi delle utilities, che includono acqua, elettricità e gas sono cresciuti del 5,6 per cento tendenziale, anche per effetto del progressivo allentamento dei controlli sui prezzi, attuato per contrastare contrabbando e blackout, caratteristici dei regimi di prezzi amministrati che si confrontano con forti rincari dei prezzi in regime di libero mercato.

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