Giappone – Segnali di indebolimento

Le imprese giapponesi hanno offerto in novembre, per la prima volta in due anni, un numero di impieghi inferiore a quello dei richiedenti, un dato che potrebbe preludere al rallentamento della spesa dei consumatori. Il rapporto tra impieghi e richiedenti è sceso a 0,99 da 1,02 di ottobre (valore uguale alle attese), secondo le stime del Ministero del Lavoro. Al contempo, la spesa delle famiglie è diminuita nello stesso mese per la prima volta in quattro mesi, con una flessione dello 0,6 per cento, a fronte di attese per un incremento dello 0,5 per cento.

Ieri è inoltre stata pubblicata la survey sulla fiducia delle piccole e medie imprese (che impiegano circa il 70 per cento dei lavoratori giapponesi), curata dalla Shoko Chukin Bank, che ha evidenziato una flessione al minimo degli ultimi quattro anni, al livello di 44,5 in dicembre, minimo da maggio 2003, da 46,9 di novembre. Gli elevati costi di petrolio e materie prime stanno erodendo gli utili aziendali, che lo scorso trimestre sono diminuiti per la prima volta in cinque anni. Una circostanza che non depone a favore del mercato del lavoro giapponese, e di conseguenza rischia di condizionare negativamente l’evoluzione dei consumi, malgrado gli ultimi dati indichino una inattesa flessione del tasso di disoccupazione, dal 4 al 3,8 per cento. Lo sviluppo dell’occupazione è poi negativamente condizionato dal rallentamento nel numero dei nuovi cantieri, dopo le modifiche alla legislazione sulle costruzioni rese necessarie a causa dello scandalo scoppiato di recente, in cui si sono state scoperte alterazioni nelle certificazioni antisismiche da parte di un architetto. I fallimenti sono aumentati in novembre al passo più rapido degli ultimi quattro mesi, con circa un terzo dei quali nel settore delle costruzioni. Un ulteriore deterioramento nel settore delle costruzioni e nella spesa dei consumatori rischiano di portare il Giappone in zona-rischio di recessione.

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