Alto rendimento: una settimana da incubo

Si chiude una settimana da incubo sui mercati dei titoli a spread: continui e consistenti flussi di vendite hanno investito il secondario creando un vero e proprio effetto imbuto.

Anche a questi livelli mancano ancora natural buyers di rischio e i prezzi dei titoli sono in balia della corrente: i fondi distressed e gli hedge funds per ora restano alla finestra in attesa di trovare un interessante punto di entrata sul mercato. Anche se il mercato resta molto debole, non vi è dubbio che nelle pieghe di movimenti così violenti e generalizzati si nascondono sempre interessanti opportunità di investimento, spesso però territorio di caccia riservato ai cosiddetti smart money che sanno andare controtendenza mentre il parco buoi fa la fila per vendere.

Per la prima volta questa settimana abbiamo assistito ad un appiattimento delle curve di credito, con i nomi più vulnerabili al ciclo che hanno iniziato a fare “prove tecniche di inversione”.
Un’inversione della curva di credito, in cui cioè lo spread sulle scadenze più brevi è maggiore che su quelle più lunghe, è sintomatica di crescenti timori sulla solvibilità di un azienda: dopo lunghi anni di credito facile, di tassi di default sui minimi e di rally sfrenato, gli operatori hanno rispolverato i manuali di analisi di credito e iniziato a preoccuparsi della capacità di rimborso delle singole realtà aziendali.

Nella prima fase della crisi, durata da luglio a dicembre, il rischio percepito dagli operatori aveva natura sistemica: ora si è aperta una nuova stagione dove alla crisi di liquidità e alla chiusura dei rubinetti del credito farà seguito con ogni probabilità un periodo di marcato rallentamento economico e di repentino aumento del rischio idiosincratico.

Come spesso accade il mercato, in periodi di inversioni cicliche importanti, vive di eccessi e si muove a strappi: così le dinamiche di questi giorni sono sicuramente esacerbate dalla scarsa liquidità, da un’elevatissima avversione al rischio e anche da probabili atteggiamenti speculativi; mentre i timori a medio termine permangono, a livello di valutazioni sul credito siamo entrati in una fase di ipervenduto, ma per vedere un rimbalzo da questi livelli bisognerà attendere l’ingresso di nuovi player sul mercato.

Neppure la notizia del salvataggio di Countrywide per mano di Bank of America è riuscita a riportare un po’ di serenità in un mercato estremamente debole, orfano dello structured credit bid e al momento ostaggio di importanti spostamenti allocativi che stanno alimentando i flussi di vendite di questi giorni.

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