Fed dixit

“Il Federal Open Market Committee ha deciso di ridurre il suo obiettivo per il tasso dei fondi federali di 75 punti base a 3-1/2 cento.
Il Comitato ha preso questa azione in vista di un indebolimento delle prospettive economiche e dell’aumento dei rischi al ribasso per la crescita. Mentre le tensioni sui mercati del credito a breve termine si sono in qualche modo attenuate, le condizioni generali dei mercati finanziari hanno continuato a deteriorarsi ed il credito si è ulteriormente ristretto per alcune famiglie ed imprese. Inoltre, le informazioni disponibili indicano un approfondimento della contrazione nell’immobiliare residenziale oltre ad rallentamento del mercato del lavoro.

Il Comitato si aspetta una moderazione dell’inflazione nei prossimi trimestri, ma sarà necessario proseguire a monitorarne attentamente gli sviluppi. Restano alcuni apprezzabili rischi al ribasso per la crescita. Il Comitato continuerà a valutare gli sviluppi finanziari e di altro tipo sulle prospettive economiche ed agirà in modo tempestivo quando necessario per fronteggiare tali rischi.

A votare per l’azione di politica monetaria del FOMC sono stati: Ben S.Bernanke, Presidente; Timothy F. Geithner, Vice Presidente; Charles L. Evans; Thomas M. Hoenig; Donald L. Kohn; Randall S. Kroszner; Eric S. Rosengren; and Kevin M. Warsh. Ha votato contro William Poole, che non ha ritenuto che le correnti condizioni giustificassero un’azione di policy prima del meeting regolarmente programmato per la prossima settimana. Assente e non votante Frederic S. Mishkin.

In un’azione correlata, il Board of Governors ha approvato una riduzione di 75 punti-base del tasso di sconto, al 4 per cento. Nell’assumere questa azione, il Board ha approvato le richieste presentate dai Board of Directors della Federal Reserve Bank di Chicago e Minneapolis.”

Si tratta del primo intermeeting move (cioè di un’azione che non viene presa durante una seduta del FOMC regolarmente prevista) dal 17 settembre 2001, quando si dovevano affrontare le conseguenze dell’attacco alle Torri Gemelle. Per molti versi è un taglio preventivo, poiché il consenso continua a vedere una crescita statunitense del primo trimestre pari all’1 per cento annualizzato, che non è propriamente una recessione. Ma la gravità della crisi che sta colpendo le istituzioni finanziarie globalizzate ha indotto Bernanke a muoversi d’anticipo, per evitare che lo scoppio della crisi renda inefficace il taglio di politica monetaria, portando l’economia statunitense (e non solo) in una temibile “trappola della liquidità” simile a quella che ha piagato (e per molti aspetti continua a piagare) per un quindicennio il Giappone, come suggerisce oggi Paul Krugman.

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