Ricordati che devi morire. Si, si, mo’ me lo segno

Wow! D’accordo che negli ultimi anni il mercato degli spread è stato terribilmente noioso, ma qui ora si esagera sull’altro fronte: un novello Nick Leeson a Societe Generale, Uncle Ben che getta la spugna in Usa, la Banca Centrale Europea che da quest’altra parte dell’Atlantico sembra aver incrociato lo sguardo di Medusa e dulcis in fundo il buco nero delle monolines!!

Se nell’Inferno dantesco esistesse un girone per gli speculatori autoindulgenti e poco avvezzi al controllo del rischio la pena del contrappasso potrebbe tranquillamente esser rappresentata dal mercato di questi giorni che, “mugghia come fa mar per tempesta, se da contrari venti è battuto. Bufera infernal, che mai non resta, mena gli spirti con la sua rapina; voltando e percotendo li molesta”

Certo che in pochissimi giorni abbiamo assistito ad una accelerazione degli eventi davvero straordinaria che ha sicuramente preso in contropiede molti operatori ancora assonnati e rallentati nei riflessi dopo le abbuffate natalizie e soprattutto dopo il lauto banchetto del credito durato oltre tre anni.

Va anche osservato come molti degli operatori attivi sui mercati, soprattutto nel campo del credito strutturato e della collegata ingegneria finanziaria, sono professionalmente nati sotto il segno del toro, senza esser mai stati “battezzati” nelle acque tempestose di un credit crunch.

Questo psicologicamente porta ad allungare i tempi di riconoscimento della crisi ma genera poi una reazione di vero panico quando le tensioni divengono ingestibili e scoppiano all’improvviso. Non occorre esser grossi conoscitori della finanza comportamentale per riconoscere anche in questo ciclo i tipici comportamenti che concorrono alla formazione delle bolle speculative e alla loro successiva, devastante implosione.

In periodi di vacche grasse ci si dimentica fatalmente della storia e della natura ciclica dei mercati, vivendo nella convinzione che “questa volta è diverso”. Quando le cose si mettono male invece la storia torna improvvisamente ad esser maestra di vita, con tutti gli analisti improvvisamente tesi a rintracciare precedenti utili al confronto per poter individuare nuovi target, in sostanza verificare fino a che punto si potrà scendere. In un bull market la frequenza tipica impostata sui grafici degli operatori è di un semestre o al massimo due: in questi giorni non è raro imbattersi in analisti che davanti a grafici ventennali ripercorrono le tappe di tutte le precedenti crisi economico/finanziarie e che come i frati trappisti continuano a ripetersi l’un l’altro: “Memento mori”.

Come Mario/Massimo Troisi noi possiamo al più promettere di prender un appunto consapevoli del fatto che il mondo non sta per finire domani, e che, come sempre accade, tutto si riduce ad una questione di prezzo.

Solo e semplicemente una questione di prezzo: è tutto qui ed è questo il bello del mercato.

Prezzo come incontro tra domanda e offerta, a loro volta fattori influenzate da mille altre dinamiche. Ma alla fine pur sempre una questione di prezzo, percezione soggettiva degli operatori come il livello che garantisce congruo una congrua remunerazione del capitale come fattore produttivo. Giova ricordare che soprattutto nel mondo del credito parliamo appunto di una percezione soggettiva: non esiste un prezzo giusto, ed è questo che rende affascinante il gioco.

Ed è proprio per questo che siamo tutti qui a giocare con il mercato a fare da arbitro.

E come ci ricorda Boskov, “Rigore è quando arbitro fischia

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One Reply to “Ricordati che devi morire. Si, si, mo’ me lo segno”

  1. Assolutamente d’accordo.
    Ricordo il vecchio detto in finanza, secondo il quale se certe qualcosa finisce in prima pagina, allora è segno che si sta esaurendo. Questo potrebbe valere sia per le bolle speculative, che per le crisi che le seguono, fosse solo per un momento di pausa.

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