AAA vendesi, ottimo stato. Astenersi perditempo. No agenzie.

Un etologo osserva una marmotta e dopo giorni e giorni di osservazione scrive nel suo rapporto: “La marmotta è l’animale più stupido del mondo, passa ore ed ore a crogiolarsi al sole fuori dalla tana!”. La marmotta, a sua volta, scrive un rapporto in cui dice: “L’etologo è l’animale più stupido al mondo, passa ore ed ore a guardarmi!”.

Sempre più, in questi ultimi giorni, si leggono notizie che riguardano le agenzie di rating e il loro disperato tentativo di recuperare credibilità dopo che lo scoppio della bolla subprime ha portato a galla tutti i problemi legati ai giudizi di rating generosamente elargiti a tutte le varie mirabolanti strutture di credito strutturato. La crisi dei mutui non è infatti la causa ultima dei problemi che affliggono i mercati in questi giorni, ma più semplicemente è stata la miccia che ha fatto letteralmente esplodere il coperchio del vaso di Pandora, portando allo scoperto tutti i problemi e le incredibili leggerezze ed errori di cui scopriamo a oggi esser stata costellato il rapidissimo sviluppo dell’ingegneria finanziaria nel credito strutturato.

Attenzione però a non cadere nel facile errore che consiste nella demonizzazione dello strumento: gli strumenti finanziari, per quanto sofisticati ed esotici possano essere, non costituiscono mai un pericolo in se; semmai i pericoli vanno rintracciati nell’utilizzo che se ne fa.
Ma torniamo alle agenzie di rating: inutile ora sparare a zero visto che oggi con il senno di poi questo costituisce una operazione fin troppo facile mentre sono state pochissime le voci che hanno affrontato questi temi negli ultimi anni; anni in cui le stesse assurdità per cui oggi gridiamo allo scandalo erano assolutamente evidenti esattamente come lo sono ora.

Per il momento vogliamo limitarci ad una unica osservazione: le agenzie di rating sono divenute oggetto dell’osservazione degli operatori. Non sono più soltanto uno strumento, ma il loro ruolo è stato a tal punto istituzionalizzato che siamo arrivati all’assurdo in cui esse stesse, le loro decisioni e le loro metodologie divengono “market mover”, alla pari delle decisioni delle banche centrali e/o delle trimestrali delle blue chips. Perché, sia chiaro, le agenzie sono sinora state market mover sui singoli nomi oggetto delle loro rating action. E non potrebbe essere diversamente. Ma mai prima di oggi si sono ritrovate ad essere depositarie (involontarie?) di responsabilità così ampie da riguardare non più una manciata di basis points sul titolo x, ma da impattare direttamente il rischio sistemico dei mercati. Addirittura, ci sono analisti e strategist che nelle ultime settimane hanno condotto indagini sull’analisi delle agenzie, proprio per le conseguenze a livello sistemico che una revisione della metodologia di rating su CDO, CLO eccetera porterebbe con sé.

Avete idea di cosa succederebbe se domani S&P, Moody’s o Fitch decidessero di accelerare il loro processo di revisione sul rating delle monolines e procedessero a declassamenti in serie? Il rating è nato per essere uno strumento, per quanto possibile oggettivo, al servizio degli investitori con lo scopo di guidarli in scelte di investimento consapevoli.
Qui abbiamo capovolto la situazione come in una fantasia uscita dalla penna di Stephen King in cui le macchine iniziano ad animarsi di vita propria e a seminare il panico tra gli inermi cittadini. Un vero e proprio corto circuito logico, sintomatico della confusione che regna sovrana della giungla dei prodotti strutturati.

Una menzione a parte poi merita la scelta dell’adozione, per il segmento dello structured credit, della tradizionale scala di rating usata normalmente per gli emittenti corporate e governativi. Una scelta quantomeno azzardata che merita però di esser approfondita nel dettaglio in un diverso intervento proprio per le importantissime conseguenza che comporta ed ha comportato.

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