Fuori tutto

C’erano una volta i Munis, i Municipal Bonds, titoli di debito locale statunitense, esenti da imposta federale sul reddito. Tranquilli, affidabili, salvo alcune turbolenze dovute a peggioramenti di finanza pubblica locale. Poi arrivarono gli hedge funds. I quali oggi stanno brutalmente scaricando quantità industriali di Munis, per gestire l’unwinding di operazioni complesse montate nel tempo, ed i rendimenti sono schizzati alle stelle, oltre 70 punti-base sopra il corrispondente Treasury, che in condizioni normali rende di più (a parità di rating) per effetto della esenzione dei Munis dall’imposta federale sul reddito. Il movimento di vendita forzosa ha finito col bloccare le nuove emissioni da parte degli enti locali, anche se negli ultimi giorni molti investitori professionali (tra i quali Bill Gross di Pimco) stanno suggerendo l’acquisto dei Munis, che al 5 per cento sulla scadenza trentennale equivalgono all’8 per cento di rendimento dei Treasury, un ritorno sull’investimento comparabile a quello storico di lungo periodo del mercato azionario.

Il motivo delle fire-sales da parte degli hedge funds è quello solito: scommesse sbagliate, basate sull’ipotesi di crollo delle quotazioni dei Treasuries per effetto dell’inflazione e (forse) di un rallentamento economico statunitense valutato lieve e transitorio. Per questo motivo gli hedge hanno venduto Tresuries e comprato Munis, andando a leva, cioè indebitandosi per amplificare il ritorno sulla scommessa. Le chiamate margine da parte dei finanziatori a seguito delle perdite iniziali hanno costretto alla liquidazione forzosa. Altro motivo di timore sui Munis è che alcune di queste emissioni sono garantite da insurer, che garantiscono cioè il rimborso del capitale. I guai di Ambac e MBIA hanno indebolito la fiducia degli investitori nei bond insurer.

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